Russia: Crimea è grande vulnerabilità nella guerra contro l'Ucraina
06-07-2026 16:41 -
GD - Roma, 6 lug. 26 - "Chi troppo vuole, nulla stringe!". Questo vecchio detto popolare probabilmente risuona in queste settimane nelle orecchie di Putin. La Russia era riuscita, con un'operazione lampo condotta tra il 27 febbraio e il 16 marzo 2014, a occupare la Crimea e a proclamarne l'annessione il 18 marzo. Oggi, però, la penisola è passata dall'essere il principale punto d'orgoglio di Putin alla sua più grande vulnerabilità nella guerra contro l'Ucraina. Gli attacchi incessanti delle forze ucraine stanno aumentando la pressione sul Cremlino. Secondo l'esperto militare britannico Hamish de Bretton-Gordon, quello che un tempo era il simbolo della potenza russa è diventato la dimostrazione dell'incapacità di sostenere un vero confronto militare. In un articolo pubblicato su "The Telegraph", l'analista sostiene che i recenti attacchi confermano le debolezze della logistica e delle difese aeree di Mosca. Inoltre, la recente dichiarazione dello stato di emergenza in Crimea, una misura simile alla legge marziale, rappresenta il primo riconoscimento pubblico da parte delle autorità russe che la sicurezza nella penisola è ormai compromessa. Le carenze di carburante, le interruzioni di corrente e la mancanza d'acqua alimentano la preoccupazione tra i civili. Le lunghe code di residenti che tentano di lasciare la Crimea confermano che la fiducia nella capacità della Russia di proteggerli è svanita. Persino Sebastopoli, un tempo sede del fiore all'occhiello della flotta del Mar Nero, ha perso gran parte del suo ruolo strategico: i ripetuti raid ucraini con missili e droni hanno costretto le navi russe a rifugiarsi nel Mar d'Azov. Dal punto di vista logistico, la penisola resta vitale per le forze russe che operano nell'Ucraina meridionale, specialmente per compensare le linee di rifornimento interrotte nel Donbass. Impedendo alla Russia di usare la Crimea come base logistica, l'Ucraina sta creando seri problemi alle operazioni di Mosca. Questo scenario è reso possibile dalla capacità di Kiev di cambiare radicalmente la guerra moderna, combinando tecnologie avanzate, innovazione e flessibilità per contrastare un esercito numericamente superiore. Per Putin la situazione si fa sempre più difficile. La Russia fatica ormai a difendere contemporaneamente Mosca, San Pietroburgo e la Crimea, ovvero le aree più importanti per la propaganda del Cremlino. È il momento di maggiore debolezza per il Cremlino dalla rivolta del Gruppo Wagner nel 2023. Qualsiasi futura leadership russa erediterà un esercito indebolito, un'economia in rovina e un contesto strategico di gran lunga meno favorevole rispetto a quello del 2022. I segnali di cedimento sono evidenti anche sul piano amministrativo. Il movimento partigiano ATESH (composto da ucraini, tatari di Crimea e russi dissidenti) ha fatto trapelare che le autorità di occupazione di Kerch e Feodosia hanno ricevuto l'ordine di evacuare d'urgenza documenti e attrezzature entro il 3 luglio. Secondo i partigiani diversi funzionari, che hanno accesso a veicoli governativi, hanno subito chiesto permessi medici per fuggire verso il Krai di Krasnodar, in Russia, consapevoli che il momento di rendere conto delle proprie azioni si avvicina e che le difese aeree non possono più proteggerli. Il generale ucraino Mykola Malomuzh ritiene che questi movimenti indichino la preparazione da parte delle forze di occupazione all'eventualità della possibile perdita della penisola. Malomuzh ha confermato che rappresentanti dell'FSB e ufficiali della Flotta del Mar Nero hanno iniziato a lasciare l'area a causa del collasso delle linee logistiche ed energetiche. Se Putin si fosse accontentato di aver occupato la Crimea nel 2014, trasformandola semplicemente in una meta turistica per i russi, forse tutto questo si sarebbe potuto evitare. Ma si sa: chi troppo vuole nulla stringe.