Russia, Ucraina e l’economia di guerra, ossia il pollo di Trilussa

24-06-2026 21:43 -

GD - Roma, 24 giu. 26 - L'economia di guerra voluta da Putin non è ancora bastata a raggiungere i suoi "irrinunciabili obiettivi". L'Operazione Militare Speciale (SMO), che nei piani iniziali avrebbe dovuto durare appena tre giorni, si trascina ormai da quattro anni e mezzo. Questo ha costretto l'intera nazione russa a trasformare radicalmente la propria struttura economica, nel disperato tentativo di sopravvivere al conflitto e continuare a combattere, arrivando persino a chiedere aiuti militari ed economici a Paesi come la Corea del Nord e ad alcune nazioni africane.
Malgrado l'ente statistico statale Rosstat cerchi di dipingere un quadro roseo, definendo la Russia come la quarta economia al mondo per PIL a Parità di Potere d'Acquisto (PPP), la cruda realtà per i suoi 146 milioni di abitanti è ben diversa. Nonostante le immense risorse energetiche del Paese, i cittadini russi non sono affatto i "quarti più ricchi" al mondo. In termini pro capite, la Russia si colloca infatti intorno al 43° posto nella classifica globale, con un tenore di vita medio nettamente inferiore a quello di un cittadino europeo (italiano, tedesco o polacco), americano o giapponese.
Per il primo trimestre del 2026, Rosstat ha segnalato un aumento del salario nominale medio a 1.460 dollari, giustificandolo con l'indicizzazione pianificata nel settore pubblico e con i rialzi concessi dalle grandi imprese per arginare la carenza di manodopera. Tuttavia, i servizi di intelligence hanno osservato che queste cifre divergono significativamente dai dati reali del settore bancario. Sberbank, monitorando le transazioni effettive, stima che il salario mediano reale sia di appena 900 dollari. Il divario salariale è la diretta conseguenza della "statistica del pollo".
Questo divario di 560 dollari è il risultato di un'estrema concentrazione del reddito nei settori legati alla difesa, alla finanza e alle materie prime. Questi comparti, altamente remunerativi, innalzano artificialmente la media complessiva mascherando la stagnazione del resto dell'economia. Si tratta della dimostrazione empirica del "paradosso del pollo" descritto da Trilussa: la media aritmetica nasconde le disuguaglianze.
La situazione è ancora più drammatica per i pensionati: la pensione media si attesta oggi a circa 25.400 rubli al mese (circa 290–300 euro), una cifra che copre appena il 22-25% di uno stipendio medio, una quota lontanissima dai parametri europei.
C'è poi l'illusione della “piena occupazione”! Anche se il tasso di disoccupazione ufficiale è crollato al minimo storico del 2,2%, questo dato è solo apparentemente positivo. La carenza di manodopera non è il segnale di un'economia forte, ma la conseguenza diretta del conflitto. Ci sono tra le 450 mila e le 600 mila perdite subite al fronte (morti e feriti); centinaia di migliaia di uomini in età lavorativa arruolati al fronte; e c'è oltre un milione di giovani russi fuggiti all'estero per evitare la coscrizione.
Nascondere la disoccupazione mandando la forza lavoro a morire al fronte, o costringendo i giovani a fuggire oltre confine non è sinonimo di salute economica. I dati reali mostrano invece una chiara stagflazione: stagnazione economica da un lato e inflazione galoppante dall'altro, con i prezzi dei beni di consumo in costante aumento. È evidente come Rosstat abbia selezionato e plasmato i dati al solo scopo di compiacere il Cremlino.
Molti analisti oggi si chiedono cosa accadrà quando la guerra sarà finita e i posti di lavoro legati alla produzione bellica svaniranno. Il rischio concreto è un drastico aumento della disoccupazione, a cui si aggiungerà un enorme onere sociale per risarcire le famiglie dei caduti e assistere gli invalidi di guerra.
Dopo aver subito le privazioni delle sanzioni internazionali e i disagi logistici causati dagli attacchi ucraini a raffinerie e depositi di carburante, la popolazione russa dovrà fare i conti con un futuro ancora più duro.
Per soddisfare il proprio ego, Putin ha finito per distruggere l'Ucraina che voleva conquistare e per devastare l'economia della stessa Russia, che impiegherà decenni per riprendersi, se mai riuscirà a farlo.
Molti analisti prevedono che la Russia si dividerà in circa 19 mini-Stati, in base alla matrice etnica della popolazione, quindi, della Russia non rimarrà più nulla.

Ciro Maddaloni
eGovernment expert


Fonte: Ciro Maddaloni