Concluso a Trieste simposio internazionale di geopolitica GeoAdriatico
15-06-2026 18:39 -
GD - Trieste, 15 giu. 26 - L’allargamento dell’Unione Europea ai Balcani Occidentali, il corridoio economico India-Medioriente-Europa, la moderna centralità dell’Artico, nonché lo scacchiere Euro-Adriatico Ionico della diplomazia consolare sono alcuni dei temi dell’edizione 2026 di GeoAdriatico, il simposio internazionale di geopolitica i cui lavori si sono appena conclusi a Trieste. Promosso dalla Cinzia Vitale Initiative for Culture in partnership con l’Università degli Studi di Trieste e gli enti di ricerca presenti nel capoluogo giuliano, GeoAdriatico ha visto la partecipazione di circa 80 relatori in rappresentanza di oltre 10 nazioni i quali hanno approfondito anche argomenti riguardanti la cybersecurity, l’intelligenza artificiale, il G20 quale piattaforma per cooperare su trasporti, infrastrutture portuali e mare, e ancora tematiche inerenti la salvaguardia del Pianeta. «In uno scenario globale segnato da conflitti e crisi internazionali, la diplomazia è più che mai fondamentale per costruire la pace», ha dichiarato Roberto Vitale, presidente di GeoAdriatico e della Vitale Initiative. «Questo impegno nel dialogo e nella cooperazione rappresenta il cuore pulsante e la priorità del simposio che conferisce a Trieste e, soprattutto, al suo porto, la baricentricità del nuovo scacchiere geopolitico mondiale», ha aggiunto. «Le sfide del nostro tempo non sono alimentate solo dal forgiare nuove rotte, ma dal consolidarle, renderle un fattore di sviluppo tra i popoli per alimentare il benessere e il progresso» ha commentato il sen. amb. Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della commissione Politiche UE del Senato nella sua prolusione alla cerimonia di apertura dell’evento. «Così è nato IMEC e oggi è ancora più forte il convincimento che si è trattato di una scelta giusta alla quale il simposio GeoAdriatico fornisce un contributo, a mio giudizio, veramente essenziale. Questo, interpretando il valore del corridoio come una rete di connessioni di cui Trieste deve rappresentare la piena sintesi». «Trieste ha una vocazione internazionale che attraversa la sua storia e oggi trova nuova espressione nella ricerca, nella scienza, nella blue economy, nella sicurezza delle infrastrutture sottomarine e nella capacità di leggere le rotte della geopolitica. GeoAdriatico porta la città e il Friuli Venezia Giulia su un palcoscenico che supera i confini regionali e nazionali, offrendo un confronto stabile sul futuro del Mediterraneo, dell'Europa e dei rapporti con i Balcani», ha affermato l’assessore regionale Alessia Rosolen, intervenendo nel salone di rappresentanza della Regione Friuli Venezia Giulia alla cerimonia di apertura della sesta edizione di GeoAdriatico. A GeoAdriatico, che ha goduto dei patrocini del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, dei ministeri dell’Economia e della Finanza, degli Affari Esteri, dell’Università e della Ricerca e della Difesa, è intervenuto anche Francesco Maria Talò, inviato speciale IMEC del governo Meloni. «L’Italia ha l’ambizione di offrire un sistema portuale che è il più importante del Mediterraneo e in cui Trieste è la punta essendo anche il porto più settentrionale, quello più vicino al Mar Baltico e al Mar Nero», ha detto Talò. «Per quanto riguarda IMEC, bisogna avere un approccio che lo consideri sempre più una rete piuttosto che un singolo corridoio. Questa visione comprende anche altre iniziative infrastrutturali come il Piano Mattei per l’Africa». La baricentricità di Trieste nel nuovo scacchiere geopolitico indica, quindi, la sua capacità di fungere da crocevia strategico, ma significa, altresì, che la città ha smesso di essere una periferia per diventare, attraverso il mare, il fulcro di nuovi corridoi economici. «Il mare rappresenta il destino dell’Italia e da esso dipende il progresso, la ricerca e la sicurezza del paese. Trieste è, senza alcun dubbio, all’attenzione del governo nella consapevolezza che il suo scalo possa fungere da traino per gli altri porti, ma, contestualmente, bisogna lavorare sulle infrastrutture», ha commentato Pierpaolo Ribuffo, capo dipartimento Politiche del Mare della presidenza del Consiglio dei Ministri. All’edizione 2026 di GeoAdriatico ci sono stati anche gli interventi dell'amb. Giorgio Marrapodi, rappresentante d’Italia alle Nazioni Unite; Marco Alberti, ambasciatore d’Italia in Albania; Marcelo Knobel, direttore esecutivo del TWAS Academy of Sciences for the Developing World; Paolo Trichilo, ambasciatore d’Italia in Croazia; Mauro D’Ubaldi, vice segretario generale della Difesa; Carmelo Barbarello, coordinatore IMEC del Maeci; Andreina Mastrella, ambasciatore d'Italia in Montenegro; Luca Gori, ambasciatore d’Italia in Serbia; Maria Tripodi, sottosegretario di Stato agli Affari esteri che è intervenuta sull’allargamento della UE ai Balcani Occidentali. «Quando parliamo dell’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali non parliamo di un dossier periferico dell’agenda europea. Parliamo del completamento dell’Europa. Parliamo di una regione che non è fuori, ma dentro la nostra storia. E parliamo, molto concretamente, del nostro interesse nazionale», ha dichiarato Maria Tripodi. «Questa è anche la linea del governo italiano. Il ministro Antonio Tajani ha ricordato più volte che l’integrazione dei Balcani occidentali è, insieme, un’opportunità di pace, sicurezza e crescita economica, una responsabilità storica e una scelta geopolitica. Io aggiungerei che è una prova di credibilità per l’Unione europea», ha precisato Tripodi. Tra i relatori a GeoAdriatico c’erano anche rappresentanti di Generali, Fincantieri, Leonardo e, per parlare di Artico, Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, e Carlo Di Somma, presidente del Comitato di Indirizzo Interforze Ambiente Artico, Sub Artico e Antartide del ministero della Difesa. Di SOmma ha spiegato che «l’area polare costituisce oggi una dimensione strategica interconnessa con la sicurezza euro-atlantica e gli equilibri globali, capace di generare effetti sugli interessi nazionali e, questo, influenzando la sicurezza energetica, la resilienza delle catene di approvvigionamento e le stesse dinamiche climatiche lungo l’asse Nord-Sud fino al bacino del Mediterraneo».