Romania: amb. Dancău, «con l'Italia lunga storia di prossimità e dialogo»

11-06-2026 14:58 -

GD – Roma, 11 giu. 26 – La presentazione del volume “Il Veltro - Rivista della Civiltà Italiana”, fondata nel 1957 da Vincenzo Cappelletti e Aldo Ferrabino e ora diretta da Claudia Cappelletti, una monografia intitolata «Le relazioni tra l'Italia e la Romania», ossia un numero speciale dedicato ai rapporti storici, culturali e politico-diplomatici tra i due Paesi, può essere sintetizzata con una affermazione precisa, rilevante e inequivocabile: «la Romania con l'Italia condivide una lunga storia di prossimità e di dialogo».
A farsi interprete di questo diffuso sentimento è stata l'amb. Gabriela Dancău, che regge abilmente la sede diplomatica romena a Roma. «È per me una grande gioia accogliervi nell'Ambasciata di Romania in Italia per la presentazione ufficiale del numero speciale della rivista “Il Veltro”, interamente dedicato alla Romania, un volume che non rappresenta soltanto un'iniziativa editoriale di alto profilo, ma anche un gesto di amicizia intellettuale, una testimonianza di fiducia culturale e, vorrei dire, un atto di riconoscimento della profondità storica, spirituale e politica del rapporto che unisce i nostri due Paesi», ha detto il diplomatico di Bucarest. Ed ha aggiunto: «Desidero innanzitutto rivolgere un sentito ringraziamento alla direttrice Claudia Cappelletti, che ha accolto e sostenuto questo progetto con sensibilità culturale, apertura intellettuale e con quella continuità di visione che appartiene alla migliore tradizione de ‘Il Veltro'; al prof. Francesco Guida, coordinatore scientifico del volume, eminente storico e conoscitore finissimo della Romania e dell'Europa sud-orientale, la cui opera scientifica ha contribuito in modo decisivo, per decenni, a rendere più intelligibile, più vicina e più articolata la presenza romena nel dibattito accademico italiano; a Luiza Pufu, diplomatica dell'Ambasciata che ha seguito con dedizione e rigore il coordinamento di questo volume accanto al prof. Guida; nonché a tutti gli autori degli articoli raccolti in questo numero speciale, alcuni dei quali presenti questa sera e ai quali desidero esprimere la mia più profonda e sincera gratitudine per il contributo prezioso, generoso e qualificato che hanno offerto a una più approfondita conoscenza della Romania in Italia».
«Un ringraziamento particolare desidero rivolgere anche al prof. Cristian Luca, neo direttore dell'Accademia di Romania in Roma, e al prof. Alberto Basciani, docente al Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, i quali hanno accolto il nostro invito a intervenire a dialogare con noi intorno al significato culturale, storico e scientifico di questo numero speciale».
«Permettetemi inoltre di rendere omaggio alla storia stessa de “Il Veltro – Rivista della Civiltà Italiana”, fondata nel 1957 da Vincenzo Cappelletti e Aldo Ferrabino, una pubblicazione che, nel corso di quasi sette decenni, ha saputo coniugare vocazione umanistica e rigore scientifico, attenzione alla civiltà italiana e apertura al mondo, radicamento nella tradizione e curiosità verso le forme molteplici attraverso cui le culture europee e internazionali si incontrano, si interrogano e si trasformano reciprocamente. Il fatto che una rivista di tale prestigio abbia scelto di dedicare un numero monografico alla Romania ha, a mio avviso, un significato che va oltre la dimensione editoriale: esso ci invita a riflettere sul modo in cui la Romania viene oggi percepita, studiata e compresa in Italia, non come una realtà periferica o episodica, ma come una presenza organica nello spazio europeo, come una cultura affine e distinta, come un partner strategico e, soprattutto, come una nazione con la quale l'Italia condivide una lunga storia di prossimità e di dialogo».
Poi l'amb. Gabriela Dancău ha posto in evidenza che «e relazioni tra la Romania e l'Italia possiedono infatti una profondità che non può essere ridotta alla sola grammatica della diplomazia contemporanea, per quanto esse siano oggi intense, strutturate e dinamiche; esse affondano le proprie radici in una memoria storica più antica, nella comune matrice latina, nella parentela linguistica, nei percorsi intellettuali che hanno portato generazioni di romeni a guardare all'Italia come a una fonte di ispirazione artistica, politica e spirituale, e generazioni di italiani a scoprire nella Romania non un'alterità distante, ma una forma familiare, e insieme originale, dell'identità europea».
«Questa affinità non è mai stata, però, una semplice eredità sentimentale, né un richiamo astratto alle origini; essa è divenuta, nel corso del tempo, una risorsa concreta, capace di nutrire rapporti accademici, scambi culturali, collaborazioni economiche, legami umani e, negli ultimi anni, una convergenza politica sempre più matura sulle grandi sfide che attraversano il nostro continente. Viviamo un tempo nel quale l'Europa è chiamata a ridefinire la propria coesione interna e la propria capacità di azione esterna, in un contesto segnato dal ritorno della guerra nel continente, dall'instabilità regionale, dalla competizione geopolitica e dalla necessità di difendere i principi su cui si fonda la nostra civiltà democratica. In questo quadro, la relazione tra la Romania e l'Italia ha assunto una qualità nuova: non è più soltanto una relazione bilaterale solida, fondata su amicizia, scambi e complementarità, ma un vero partenariato europeo, capace di collegare il Mediterraneo all'area del Mar Nero, il fianco meridionale al fianco orientale, la sicurezza alla cultura, la crescita economica alla coesione sociale, la diplomazia istituzionale alla vitalità delle comunità».
Secondo l'ambasciatore di Romania «il rilancio del Partenariato Strategico Consolidato e il Vertice Intergovernativo del 2024 hanno rappresentato, in questo senso, un passaggio di particolare rilievo, perché hanno restituito alla relazione italo-romena una cornice sistemica, fondata su consultazioni regolari, sul dialogo interministeriale e su una visione comune di medio e lungo periodo; ma, al tempo stesso, essi hanno confermato qualcosa che la storia dei nostri rapporti già suggeriva con chiarezza: i partenariati più resistenti non sono quelli costruiti soltanto sulla coincidenza momentanea degli interessi, ma quelli che sanno trasformare la fiducia in un'istituzione e la prossimità culturale in responsabilità politica condivisa».
«La Romania e l'Italia sono oggi unite da un'interdipendenza economica ampia e dinamica, da un dialogo politico stabile, da una cooperazione sempre più significativa in materia di sicurezza e difesa, da una rete accademica e culturale di grande vitalità e, soprattutto, da una dimensione umana senza eguali, rappresentata dalla più numerosa comunità romena all'estero, presente in Italia, integrata nel tessuto sociale, professionale ed economico di questo Paese, e capace di incarnare quotidianamente, con il proprio lavoro, la propria sensibilità e la propria appartenenza plurale, il significato più autentico della nostra amicizia. Per questo, un volume come quello appena presentato ha un valore speciale: perché offre strumenti di conoscenza, perché restituisce complessità a una relazione che merita di essere raccontata nella sua interezza, perché sottrae la Romania agli stereotipi e la colloca nel suo orizzonte naturale, quello di una nazione europea antica e moderna, latina e danubiana, orientata verso l'Occidente e profondamente consapevole della propria responsabilità nel vicinato orientale dell'Unione».
Secondo l'amb. Gabriela Dancău «in questa iniziativa vi è anche un messaggio profondamente culturale: la conoscenza reciproca non è un ornamento della diplomazia, ma una sua condizione essenziale; senza conoscenza, le relazioni tra Stati rischiano di ridursi a formule, a statistiche, a comunicati, mentre con la conoscenza esse acquistano profondità, memoria e capacità di futuro».
In tale prospettiva, ha detto ancora, «il numero speciale de ‘Il Veltro' dedicato alla Romania si inserisce idealmente nel percorso che conduce e dà sostanza all'Anno Culturale Romania–Italia 2026, un progetto di grande respiro, concepito per valorizzare il patrimonio artistico, letterario, scientifico e creativo dei nostri due Paesi e per mostrare che la cultura non è un settore separato della cooperazione, ma il luogo in cui una relazione bilaterale diventa consapevole di sé, riconosce le proprie radici e immagina il proprio avvenire».
«Nel mondo di oggi, attraversato da incertezze e da fratture, la cultura ha il dovere di non rinunciare alla complessità, e la diplomazia ha il dovere di non rinunciare alla profondità; per questo, la presentazione di un numero speciale dedicato alla Romania non è un semplice momento celebrativo, ma un invito a pensare insieme, con serietà e fiducia, al significato della nostra appartenenza europea comune».
L'ambasciatore di Bucarest ha poi annotato che «la Romania e l'Italia condividono molto più di un passato latino; condividono una responsabilità nel presente europeo, una capacità di comprensione reciproca, una sensibilità per la libertà, per la cultura, per la famiglia, per il lavoro, per la dignità della persona e per la forza delle comunità; condividono, soprattutto, la consapevolezza che l'Europa non è soltanto un'architettura istituzionale, ma una civiltà del dialogo, della memoria e della solidarietà».
Per questo, ha concluso l'amb. Gabriela Dancău, «sono certa che questo numero speciale non resterà soltanto una pubblicazione di riferimento negli studi romeno-italiani, ma diventerà anche un punto di partenza per nuove conversazioni, nuovi progetti e nuove forme di cooperazione, in un momento in cui i nostri Paesi hanno non solo l'opportunità, ma anche la responsabilità, di trasformare la loro amicizia storica in una visione condivisa del futuro europeo».
Alla presentazione del volume monografico sulla Romania de "Il Veltro" c'erano diversi diplomatici, tra cui Alfredo Maria Durante Mangoni, che fino a poco tempo fa è stato ambasciatore d'Italia a Bucarest ed ora è Coordinatore nazionale InCE Iniziativa Centro-Europea.


Fonte: Ambasciata