La geopolitica, questa sconosciuta!

06-06-2026 08:19 -

GD - Roma, 6 giu. 26 - Quando si parla di geopolitica si intende lo studio di come la “geografia” influenzi la politica, le relazioni internazionali e i rapporti di potere tra gli Stati.
Gli Stati Uniti possiedono la marina militare più potente del mondo, eppure, in questo momento, l’Iran se ne irride. Mentre Washington impone un blocco navale nello Stretto di Hormuz, sequestra petroliere, colpisce obiettivi costieri nel tentativo di “assediare” gli iraniani, esiste uno specchio d’acqua su cui l'America non ha praticamente alcuna influenza. Si tratta di una realtà geografica di cui nessuno parla, totalmente ignorata da USA e Israele, che la Russia sta invece sfruttando come un’opportunità strategica per sostenere e riarmare Teheran.
Parliamo del Mar Caspio, un bacino endoreico (ovvero chiuso); una distesa d'acqua completamente circondata dalla terraferma, priva di emissari naturali verso gli oceani. Su di esso si affacciano cinque Paesi: Russia, Kazakistan, Turkmenistan, Azerbaigian e Iran. I loro confini racchiudono completamente questo immenso bacino; di conseguenza, non vi può essere alcuna presenza navale statunitense, nessun diritto legale di accesso e nessuna reale possibilità di penetrazione per una flotta occidentale.
I russi approfittano di questo isolamento spegnendo i segnali di localizzazione delle proprie imbarcazioni, rendendole di fatto invisibili ai sistemi di monitoraggio.
Attraverso questa rotta, Mosca sta spedendo all'Iran componenti per droni con l'obiettivo di ricostituire il 60% del suo arsenale di UAV (veicoli aerei non pilotati) che è stato colpito dalle forze israeliane e americane nei primi giorni di guerra. Si tratta di componenti utilizzati per la produzione di droni della serie Shahed, la stessa architettura che l'Iran aveva precedentemente esportato in Russia per il conflitto in Ucraina.
Ora la linea dei rifornimenti si muove in senso inverso. Mosca ha imparato a fabbricare la propria versione di droni su licenza iraniana e sta restituendo il favore a Teheran, inviando i velivoli prodotti in Russia che i Pasdaran utilizzano per tormentare i Paesi del Golfo e colpire le basi statunitensi nell’area.
Quello russo è un riposizionamento calcolato, per consentire all’Iran di resistere alla macchina militare americana e mantenere al massimo la pressione sull’Occidente. In questo modo, il Cremlino sostiene la resistenza militare iraniana per impedire alla Casa Bianca di poter rivendicare una vittoria netta.
Il sostegno, tuttavia, non si limita alla fornitura di munizioni e droni. I quattro porti iraniani sul Mar Caspio funzionano 24 ore su 24 per importare grano, mais, mangimi e olio di semi di girasole: generi di prima necessità indispensabili per la popolazione. Queste merci un tempo transitavano attraverso lo Stretto di Hormuz, che oggi è sbarrato dal blocco americano nel tentativo di soffocare il Paese.
Per questa semplice ragione, il Mar Caspio è diventato il nuovo “polmone economico” dell'Iran, l'ancora di salvezza che gli permette di resistere alle pressioni nemiche: sopravvivenza civile e rifornimento militare viaggiano lungo lo stesso corridoio e sulle stesse navi.
Ed è proprio qui che la posizione di Putin si fa interessante. L’intelligence ucraina e diversi servizi occidentali hanno più volte denunciato che la Russia fornisce all'Iran dati satellitari e immagini di fondamentale importanza per individuare le strutture militari statunitensi da colpire nel Golfo Persico e in tutto il Medio Oriente.
Questo stride fortemente con l’atteggiamento ufficiale del Cremlino, che accoglie pubblicamente le richieste di cessate il fuoco tra Washington e Teheran mentre, sottobanco, ravviva il conflitto.
Proprio nel mezzo dei tentativi di distensione, le spedizioni dal Mar Caspio non si sono fermate; al contrario, sono aumentate per frequenza ed entità.
Si tratta di una lezione magistrale di ambiguità strategica e di politica estera aggressiva, che solo un capo di Stato navigato come Putin è in grado di orchestrare.
Il presidente russo può recitare il ruolo di pacificatore sulla scena mondiale e, contemporaneamente, garantire che l’Iran non crolli e possa arrivare al tavolo dei negoziati in una posizione di forza. Un Iran indebolito ma che ha ancora una forza negoziale è utile a Mosca; un Iran sconfitto, che capitola davanti a Washington, non lo è affatto. E poiché il Mar Caspio è una sorta di scatola nera, nessuno può dimostrare o contrastare in tempo reale ciò che avviene nelle sue acque.
Nel frattempo, sul fronte diplomatico, il presidente iraniano ha pubblicato in arabo un versetto del Corano proprio nel giorno della scadenza per la risposta alla proposta di pace statunitense. Si è trattato di un classico appello a ebrei e cristiani: "Adorate un solo Dio o rendete testimonianza: noi siamo musulmani". Una sfida lanciata per compiacere l'opinione pubblica interna, pur mantenendo tecnicamente aperta la porta dei negoziati.
L’Iran è entrato in questo conflitto aspettandosi di perdere in fretta, ma ha invece trovato un punto di forza inaspettato: ha scoperto di poter utilizzare lo Stretto di Hormuz come punto di strozzatura contro l’Occidente e il Caspio come via di fuga dall’assedio americano.
Ecco perché la rigidità della posizione negoziale assunta da Teheran ha profondamente sconcertato l'amministrazione Trump. Gli Stati Uniti non possono soffocare del tutto l'Iran con il blocco navale di Hormuz, poiché la loro morsa presenta una via d'uscita che consente alla Repubblica Islamica di approvvigionarsi dalla Russia in totale discrezione e sicurezza.
Per questo motivo la partita nel Golfo Persico non è affatto finita.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni