Armenia: amb. Ferranti a “Aruch: Rediscovering a Medieval Armenian Capital”
05-06-2026 08:23 -
GD - Jerevan, 5 giu. 26 - All’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica d’Armenia, si è svolto un convegno internazionale dedicato alla presentazione del volume “Aruch: Rediscovering a Medieval Armenian Capital (Archaeological Campaigns 2022 – 2025)”, che raccoglie i risultati delle ricerche archeologiche condotte nel sito di Aruch tra il 2022 e il 2025. L’evento, moderato dal direttore dell’Istituto di Archeologia ed Etnografia, Arsen Bobokhyan, ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore d’Italia Alessandro Ferranti, del Vice Presidente dell’Accademia Pavel Avetisyan, del Presidente dell’ISMEO Adriano Valerio Rossi e del Vice Presidente Sergio Ferdinandi. Nel suo intervento introduttivo, l’amb. Ferranti ha evidenziato il valore della cooperazione scientifica e culturale tra Armenia e Italia come strumento di dialogo, tutela del patrimonio storico e rafforzamento delle relazioni bilaterali. Il Vice Presidente Avetisyan ha sottolineato l’importanza delle collaborazioni archeologiche tra i due Paesi, ricordando anche le attività congiunte in altri siti di rilievo, come Dvin. Il Presidente Rossi ha messo in evidenza il significato scientifico delle ricerche svolte ad Aruch e i risultati raggiunti dalla missione, nel quadro di un impegno dei nostri archeologi e ricercatori fondato anche su un approccio etico nell’azione di preservazione e valorizzazione del patrimonio storico e culturale. Il volume propone una nuova interpretazione di Aruch, identificandolo come un importante centro politico, culturale ed economico dell’Armenia medievale. L’opera è stata presentata dai suoi coautori e codirettori della missione archeologica, Astghik Babajanyan e Sergio Ferdinandi. Babajanyan ha illustrato gli aspetti metodologici delle campagne di scavo, descrivendo le tecniche di ricerca, documentazione e analisi dei reperti. Ferdinandi ha approfondito il valore storico e culturale delle scoperte, evidenziando il ruolo strategico di Aruch nella storia medievale armena e le prospettive future di valorizzazione del sito. Le indagini archeologiche hanno ampliato in modo significativo la conoscenza dell’organizzazione urbana, dell’architettura monumentale e delle funzioni politiche, religiose e sociali di Aruch. Un’attenzione particolare è stata dedicata al castello medievale, la struttura più imponente del complesso, del quale sono state ricostruite l’evoluzione architettonica, le funzioni degli spazi e le diverse fasi di occupazione e trasformazione dal Medioevo all’età moderna. La seconda parte del volume affronta il rapporto tra patrimonio culturale e sviluppo sostenibile. Vengono presentati i programmi di conservazione, restauro e valorizzazione del sito, concepiti per integrare la ricerca archeologica con una gestione sostenibile del patrimonio. L’obiettivo è promuovere uno sviluppo eco-archeologico capace di coniugare tutela, conoscenza e sviluppo economico delle comunità locali. Il progetto su Aruch mira infatti a recuperare e valorizzare uno dei più rilevanti complessi archeologici dell’Armenia attraverso un metodo integrato, che unisce ricerca scientifica, conservazione, documentazione e fruizione culturale. Tra gli obiettivi di lungo periodo proposti figurano la creazione di un Parco Archeologico di Aruch, destinato alla ricerca, all’educazione e alla visita pubblica, e in prospettiva la realizzazione di un centro museale dedicato alla storia del sito. Inoltre, il progetto intende porre le basi per una possibile futura candidatura di Aruch alla Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Le attività rientrano nel progetto ArcheoTourDev, iniziativa di Cooperazione internazionale finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS, coordinata dall’Università di Firenze in collaborazione con ISMEO e con il coinvolgimento dell’Opificio delle Pietre Dure, e che investe i siti archeologici di Dvin, Garni e Aruch. Tale iniziativa è finalizzata anche a promuovere il turismo culturale sostenibile, il rafforzamento delle competenze locali e nuove opportunità di sviluppo economico e sociale. Particolare rilievo è stato attribuito anche al modello di collaborazione promosso dall’ISMEO, basato sul dialogo istituzionale, sul coinvolgimento delle comunità locali e sulla condivisione delle competenze tra studiosi. Il progetto rappresenta un esempio concreto di cooperazione tra Armenia e Italia, contribuendo al rafforzamento dei legami culturali e scientifici tra i due Paesi e alla valorizzazione e trasmissione di un patrimonio storico di straordinario valore alle future generazioni.