Trump sbaglia nel ridicolizzare e dividere l’Europa, storico alleato
03-06-2026 08:25 -
GD - Roma, 3 giu. 26 - Commettendo un imperdonabile errore per un (presunto) statista, Donald Trump continua a criticare aspramente l’Europa nel momento in cui il buonsenso e la compassione umana imporrebbero invece una condanna senza appello della Russia per le sue azioni criminali contro i civili in Ucraina. Risulta difficile comprendere perché il presidente Trump diriga i suoi attacchi contro l’Unione Europea e gli alleati della NATO, anziché contro Vladimir Putin, il quale, non riuscendo a piegare le forze armate ucraine sul campo di battaglia, sfoga la sua frustrazione bombardando città e popolazioni inermi. L’approccio di Trump sembra ignorare la realtà tattica del conflitto, segnando un netto ritorno ad un miope e inutile egoismo nazionale e alla visione del mondo transazionale del marchio "America First". Questa postura, tuttavia, non è un'anomalia estemporanea, ma una forza culturale e politica che affonda le radici nella storia stessa degli Stati Uniti: La geopolitica intesa come "accordo commerciale". Trump valuta la politica estera attraverso una lente puramente mercantile, trattando le relazioni internazionali alla stregua di privati negoziati aziendali. Il dramma profondo risiede nel fatto che qui non si discute di tariffe, ma della vita di donne, anziani e bambini ucraini massacrati quotidianamente dall'aggressione russa. Considerando molte delle alleanze storiche come "cattivi affari" per gli Stati Uniti, assurdamente Trump focalizza le sue rimostranze verso l'UE e la NATO su basi quasi esclusivamente finanziarie. La sua tesi è nota: le nazioni europee avrebbero storicamente goduto della protezione militare americana a “costo zero”, mantenendo al contempo surplus commerciali che svantaggiano l’economia statunitense. Nella politica interna americana, questo attacco frontale alle istituzioni multilaterali trova una forte sponda nella sua base elettorale. Molti dei suoi sostenitori ritengono infatti che Washington abbia speso troppe risorse nel ruolo di "poliziotto del mondo", raccomandando di dare priorità a questioni domestiche urgenti come l’inflazione, il declino delle infrastrutture e la sicurezza dei confini degli Stati Uniti. Mentre l’amministrazione statunitense e i leader occidentali concordano sul fatto che il modo migliore per arginare il Cremlino sia l’isolamento economico, la condanna pubblica e un massiccio sostegno militare a Kyiv, la strategia di Trump è radicalmente diversa. Convinto che la retorica pubblica e le sanzioni siano inefficaci con leader autoritari, Trump scommette sui “rapporti personali” e sulla leva economica americana, per costringere gli avversari al tavolo delle trattative. Evitando di condannare Putin pubblicamente, Trump probabilmente spera di preservare la propria neutralità come potenziale mediatore per una rapida conclusione del conflitto; un'affermazione ripetuta più volte, ma che rischia di rivelarsi una pericolosa illusione. Dal canto suo, Putin, che non ha più nulla da perdere, sfrutta questa sponda per guadagnare tempo, proseguire la sua guerra di logoramento e continuare a minacciare i Paesi europei. Numerosi analisti della difesa, anche oltreoceano, evidenziano come la costante colpevolizzazione delle "carenze europee" da parte di Trump crei un paradosso geopolitico a tutto vantaggio di Mosca, mostrando un Occidente frammentato e incapace di agire. Ed invece proprio un fronte diviso è esattamente ciò che serve a Putin per legittimare le proprie ambizioni. In un frangente in cui la coesione degli alleati potrebbe costringere la Russia a fare i conti con il fallimento delle proprie mire espansionistiche, l'ostacolo principale rischia di essere proprio Donald Trump e il suo controverso modo di gestire le relazioni internazionali.
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale