Russia: Putin come Hitler si racconta troppe bugie e ignora la realtà

31-05-2026 19:32 -

GD - Roma, 31 mag. 26 - Le dichiarazioni rilasciate da Putin in questi giorni ricordano da vicino quelle di Hitler negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale.
Parlando alle emittenti televisive statali, il presidente russo ha ripetuto per l'ennesima volta la solita affermazione: “l'analisi del campo di battaglia mostra che la guerra sta entrando nella fase finale”. E ha aggiunto: “per quanto riguarda la mia dichiarazione secondo cui, a mio parere, la questione sta volgendo al termine, non l'ho fatta solo per il gusto di farlo, ma sulla base di un'analisi della situazione sul campo di battaglia. Le nostre truppe stanno avanzando in tutte le direzioni. Lo vedete ogni giorno”.
Il presidente russo ha affermato che la guerra contro l'Ucraina sta volgendo al termine, citando quella che ha definito “un'offensiva continua e multivettoriale delle truppe russe su tutti i fronti”.
Sono parole talmente lontane dalla realtà che riportano alla mente la primavera del 1945, quando Hitler continuava a proclamare la vittoria a pochi giorni dalla caduta di Berlino sotto l'avanzata dell'Armata Rossa.
Accadeva allora esattamente la stessa cosa. Rintanato nel bunker di Berlino, isolato dal mondo, Hitler immaginava avanzate e conquiste che esistevano soltanto nella sua mente. Spostava sulle mappe divisioni dell'esercito tedesco ormai annientate da mesi e si convinceva di vittorie immaginarie, mentre la realtà era una sequenza ininterrotta di sconfitte e di enormi perdite umane.
Le parole di Putin rivelano la stessa mentalità: avanzate sul fronte ucraino che non esistono, truppe che non esistono e una fine imminente della guerra. Naturalmente, con la vittoria schiacciante della Russia.
Il peso psicologico della reale situazione dell'“Operazione Militare Speciale” in Ucraina si fa evidentemente sentire in modo sempre più pressante. In realtà, Putin sembra non sapere più come uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciato. Nulla, in questa guerra da lui fortemente voluta, è andato come si era immaginato, né come i suoi consiglieri gli avevano assicurato che sarebbe andata.
La guerra non è durata “solo tre giorni”, come si vantavano al Cremlino. Dopo oltre quattro anni e mezzo, ossia più di 1.550 giorni, non se ne intravede ancora la fine.
In questi quattro anni e mezzo di guerra spietata e cruenta il risultato più tangibile è che l'Ucraina è diventata più forte, molto più forte; così forte da essere assunta a modello militare da tutti i Paesi occidentali.
I droni progettati, costruiti e utilizzati dagli operatori militari ucraini sul teatro di guerra, si sono dimostrati efficacissimi per contenere l'avanzata delle forze di occupazione russe, tanto che le forze armate di tutti i Paesi occidentali, Stati Uniti inclusi, stanno facendo la fila per partecipare allo sviluppo e l'adozione di sistemi UAV (veicolo aereo senza pilota) realizzati in questi anni dagli ucraini.
La Russia, che puntava sulla forza dei carri armati e dell'artiglieria, è invece diventata progressivamente più debole. Secondo i dati dello Stato Maggiore ucraino, alla fine di maggio 2026 le forze russe avevano perduto in Ucraina circa 12 mila carri armati, oltre 24 mila mezzi corazzati e più di 42 mila sistemi d'artiglieria, a cui si aggiungono aerei, navi, sistemi missilistici, radar e una quantità sterminata di altre dotazioni militari. Le fonti indipendenti basate su prove fotografiche, come il progetto OSINT Oryx, indicano cifre più prudenti — oltre 4 mila carri armati e più di 23 mila pezzi di equipaggiamento complessivi — ma in ogni caso si tratta di perdite enormi, superiori all'intero parco corazzato di molti eserciti europei.
Le apparizioni televisive di Putin sono evidentemente destinate al “consumo interno”, ma ormai convincono sempre meno. Il regime ha intaccato la Federazione Russa come un male profondo, e il rischio è che la trascini verso lo stesso destino dell'Unione Sovietica. Proprio quell'impero che Putin sognava di far rinascere.
Il regime di Putin è diventato la più grande minaccia a se stesso: inefficiente, profondamente corrotto, privo di visione strategica e, soprattutto, sempre più scollegato dalla realtà. Su queste premesse è cresciuto un sistema di potere parassitario e autodistruttivo.
La catena di comando del Cremlino, fondata sul bluff e sulla menzogna e accompagnata dal divieto di ogni iniziativa ai livelli inferiori, ha condotto alla paralisi dell'intero apparato. Putin non è in grado di prendere decisioni efficaci, perché si basano su informazioni false.
La strategia militare russa si è retta fin dall'inizio su una grande menzogna. Ai livelli inferiori si ordina di eseguire gli ordini alla lettera, senza alcun riguardo per la situazione reale, e nessuno può segnalare un fallimento: tutti devono comunicare il successo della missione. A ogni passaggio della gerarchia quel “successo” viene amplificato, finché ai vertici arriva il resoconto di un trionfo schiacciante. Mentre sul campo il progetto di soggiogare l'Ucraina è clamorosamente fallito.
Questo è, in sintesi, l'attuale sistema in Russia.
Ma la verità viene sempre a galla. Anche se i cittadini russi non possono più usare liberamente i social network e internet, i droni ucraini che colpiscono raffinerie, depositi di munizioni e persino aeroporti e quartieri periferici di Mosca hanno ormai infranto l'illusione che la guerra sia un evento lontano, confinato ai teleschermi o al fronte ucraino.
La guerra, ora, i russi ce l'hanno in casa: una realtà che nessuna propaganda può più nascondere.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment Internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni