GD - Roma, 29 mag. 26 - È una delle verità più antiche del mondo, una di quelle che non passano mai di moda. I latini la chiamavano “Rota Fortunae” per dare l'idea che la sorte sia come una grande ruota che gira continuamente. Soprattutto gira. Chi oggi si trova in cima, domani potrebbe trovarsi in fondo. E chi oggi è a terra ha sempre la possibilità di risalire. È il concetto stesso di mutevolezza della vita. Dovrebbe far riflettere che anche se le cose vanno alla grande, possono sempre cambiare, perché il successo non è mai permanente o garantito, ma può variare rapidamente. Questo è sempre successo e continua a succedere anche ai giorni nostri. Ad esempio la Cina, fino agli anni ‘70 era un Paese poverissimo, principalmente agricolo. La Cina è passata negli ultimi 20 anni da uno delle nazioni più povere del mondo a seconda superpotenza economica globale. È, di fatto, il più rapido e massiccio fenomeno di arricchimento della storia umana. Gli Stati Uniti sono stati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi la super potenza militare ed economica mondiale. Eppure non sono riusciti a prevalere in Vietnam, dove non si sono fatti alcuno scrupolo di usare persino il napalm contro i Vietcong. Hanno abbandonato precipitosamente l’Afghanistan dopo che avevano tentato invano di stabilizzare le forze democratiche del Paese. Adesso siamo arrivati al conflitto con l’Iran, che dimostra ancora una volta che non basta la potenza militare a prevalere nelle relazioni con gli altri Paesi-popoli. Trump minaccia sfracelli ormai da un anno; Trump aveva tentato un anno e mezzo fa di imporre a Zelenskyj e all’Ucraina di arrendersi immediatamente all’aggressione russa, perché “non avevano alcuna carta in mano” per continuare la guerra. Trump si ritrova adesso a chiedere supporto tecnologico e militare agli ucraini. Dopo solo due settimane di conflitto con l’Iran, gli Stati Uniti si sono infatti rivolti all'Ucraina per ottenere competenze in materia di difesa dai droni nella guerra contro l'Iran. È stato il presidente Zelenskyj a confermare che Kyiv ha ricevuto una richiesta ufficiale dagli Stati Uniti di fornire assistenza in Medio Oriente nella difesa contro le “munizioni vaganti Shahed” iraniane. Com’è stato riportato da diverse testate giornalistiche e da “The Guardian”, l'amministrazione statunitense e diversi partner degli Stati del Golfo (Qatar, Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita), hanno chiesto all'Ucraina un aiuto specifico per contrastare il massiccio afflusso di droni lanciati dai Pasdaran iraniani. La richiesta prevede il supporto da parte di personale specializzato ucraino, esperti militari con anni di esperienza diretta e quotidiana nel tracciamento, nell'intercettazione e nell'abbattimento dei droni Shahed; e la fornitura di apparecchiature e intercettori per gli sciami dei droni. Tecnologie specializzate e a basso costo di cui l'Ucraina è stata pioniera. In particolare, l'Arabia Saudita ha avviato trattative per l'acquisto di droni intercettori ucraini per milioni di dollari per proteggere le infrastrutture critiche e le installazioni militari, in diverse località strategiche del Regno, tra cui la base aerea Prince Sultan, che avrebbe dovuto essere già protetta dai sistemi di difesa americani… Uno smacco per la tanto decantata industria bellica Made in USA. Da molti mesi i negoziati diplomatici diretti tra Russia e Ucraina, mediati dall'amministrazione statunitense, sono giunti a un punto morto dopo una serie di presunti intensi sforzi diplomatici di alto profilo, affidati infatti a personaggi nuovi ai segreti e alle tattiche della diplomazia. Malgrado il disimpegno dell’amministrazione Trump dal sostegno allo sforzo bellico ucraino, la guerra continua. Anzi, si sta intensificando per la controffensiva ucraina verso le istallazioni energetiche della Russia e i bombardamenti infiniti dei russi sulle città ucraine. Se mai ci fosse un nuovo incontro tra il presidente Zelenskyj e il presidente Trump, sicuramente quello americano non direbbe più a Zelenskyj che non ha alcuna carta in mano per sostenere la guerra con la Russia, visti i risultati raggiunti dagli ucraini negli ultimi mesi e dato che sono adesso gli Stati Uniti che hanno chiesto aiuto agli ucraini per provare a contenere gli attacchi continui dei Pasdaran alle basi militari USA nel Golfo Persico. Evidentemente la “Rota Fortunae” ha fatto mezzo giro negli ultimi mesi e chi era sopra adesso si trova sotto!
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale