Dignità e diritto offesi: Mattarella cambia registro per fulminare Ben-Gvir

21-05-2026 19:22 -

GD – Roma, 21 mag. 26 - Com’è noto, Sergio Mattarella usa le parole con scrupolosa ponderazione. Lo stile del Presidente della Repubblica è storicamente ancorato alle formule della cortesia internazionale, entro le quali spiccano espressioni codificate quali “viva preoccupazione”, “prendere nota con rammarico” o pure felpati inviti a un “franco chiarimento nelle sedi opportune”. Per questo, il durissimo intervento con cui, nel tardo pomeriggio del 20 maggio 2026, il Capo dello Stato ha stigmatizzato la condotta del ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, al porto di Ashdod rappresenta un passaggio istituzionale rilevante, in quanto infrange il tradizionale contegno del Quirinale per erigere un argine giuridico davanti a una patente violazione del diritto internazionale.
Definire il trattamento riservato ai volontari della Global Sumud Flotilla (tra cui ventinove italiani, compresi un parlamentare e un giornalista) come un «trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente in acque internazionali» che tocca un «livello infimo ad opera di un ministro del governo di Israele» evidenzia la volontà del Quirinale di esprimere una formale condanna per indegnità istituzionale. Lo sdegno presidenziale risulta ancor più motivato dalla reiterazione di una prassi pregressa dello stesso Ben-Gvir, già noto per la mediatizzazione social di detenuti piegati a terra e umiliati a favore di telecamera per scopi di consenso politico interno.
L’analisi del lessico mattarelliano rivela la portata dell’intervento. L’aggettivo «incivile» è un termine di eccezionale gravità per il Presidente, finora riservato solo a piaghe sociali interne o agli orrori dei totalitarismi, mai indirizzato verso uno Stato amico. Inoltre, l’espressione «livello infimo» segna una rottura filologica radicale.
Nel vocabolario del Capo dello Stato, improntato costituzionalmente alla dignità e alla compostezza formale, l’uso di un termine così marcatamente spregiativo non pare abbia precedenti. Infine, per la prima volta nei suoi due mandati, Mattarella non critica le decisioni politiche complessive di un governo - come accadde nel 2022 contestando alla Francia le ritorsioni per il caso della nave umanitaria Ocean Viking o nel 2015-2016 respingendo la scelta dell’Austria di innalzare barriere fisiche al Brennero - ma compie una condanna ad personam.
La specificità dell’intervento risalta nitidamente anche rispetto ai tragici casi di Giulio Regeni e Patrick Zaki in Egitto. In quelle vicende il Quirinale si era mosso sul binario della denuncia per abusi perpetrati contro singoli individui, lamentando ritardi inaccettabili nelle inchieste. Qui si assiste invece al sequestro e all’umiliazione mediatica deliberata di un intero gruppo di cittadini italiani. Davanti alla provocazione politica di un ministro straniero, la cautela diplomatica cede necessariamente il passo alla intransigenza del linguaggio.
L’affondo poggia su basi giuridiche inattaccabili. Evocando il fermo in alto mare della Flotilla, il Presidente richiama la libertà di navigazione e la giurisdizione esclusiva dello Stato di bandiera: norme di diritto internazionale consuetudinario che vincolano Israele, malgrado la mancata ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. Inoltre, sul piano pattizio, la condotta delle autorità di Tel Aviv configura un grave illecito internazionale. Sottoporre i fermati a trattamenti degradanti per scopi propagandistici calpesta il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966 e la Convenzione ONU contro la tortura del 1984, entrambi ratificati da Israele nel 1991, violando parimenti la Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963, che garantisce il diritto all’assistenza consolare.
Il Quirinale ha così offerto la copertura morale più alta alla reazione del governo di Roma. Poche ore prima del monito presidenziale, una nota congiunta di Giorgia Meloni e Antonio Tajani ha infatti formalizzato la linea di massima fermezza del governo, definendo «inaccettabili» ed «inammissibili» i video di Ben-Gvir e disponendo la convocazione immediata alla Farnesina dell’ambasciatore israeliano. Il peso specifico dell’intervento del Capo dello Stato ha così impresso una severità senza precedenti alla crisi, contribuendo a isolare la propaganda del ministro e spingendo in serata lo stesso premier Benjamin Netanyahu a prenderne pubblicamente le distanze e a ordinare il rapido rimpatrio dei fermati. Lo sblocco della vicenda dimostra come la scelta di Mattarella di superare i canali del consueto linguaggio diplomatico abbia costituito una reazione d’eccezione: un monito la cui forza verbale fissa un precedente in cui la salvaguardia della dignità nazionale coincide interamente con la difesa intransigente dei cittadini fatti oggetto di sequestro.

Carlo Curti Gialdino
Vicepresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale,
Professore ordinario di Diritto internazionale e dell’Unione Europea alla Sapienza Università di Roma


Fonte: Carlo Curti Gialdino IDI