La Russia arma il diritto: nuova legge sui russofoni all'estero

17-05-2026 09:00 -

GD – Mosca, 17 mag. 26 – La Duma di Stato della Federazione Russa ha approvato il 14 maggio, con 381 voti favorevoli e nessuna astensione, una legge che autorizza il Cremlino a impiegare le forze armate all'estero per proteggere i propri cittadini arrestati o perseguiti da tribunali di Stati stranieri.
Il testo, presentato ufficialmente come misura di tutela consolare, de facto conferisce a Vladimir Putin la facoltà giuridica di intervenire militarmente oltre i confini nazionali ogni qualvolta un russo sia ritenuto vittima di persecuzione politica straniera.
Il presidente della Duma, Vyacheslav Volodin, ha giustificato la norma con la necessità di contrastare la macchina repressiva della giustizia occidentale.
Il provvedimento si innesta in un corpus normativo costruito da Mosca nel corso di decenni. La legge sui compatrioti del 1999 definisce connazionale chiunque abbia vissuto o abbia antenati vissuti in territorio russo o nell'ex Urss, assegnando alla Federazione un diritto implicito di protezione sulle minoranze russofone nello spazio post-sovietico.
Le successive riforme sulla cittadinanza hanno abbassato le soglie di naturalizzazione per i residenti di Bielorussia, Kazakistan, Moldavia e Ucraina; in Abkhazia e in Ossezia del Sud, riconosciute indipendenti dalla sola Russia dopo la guerra del 2008 contro la Georgia, il 70 e l'84 per cento della popolazione detiene già la doppia cittadinanza russo-locale, frutto della cosiddetta “passaportirovka” (cessione dei passaporti ad opera della Federazione) avviata negli anni successivi al conflitto.
È lo stesso schema impiegato per giustificare l'annessione della Crimea nel 2014 e l'invasione dell'Ucraina nel 2022, quando Mosca invocò la difesa delle popolazioni russofone del Donbas. La maggiore flessibilità nella concessione del passaporto russo trasforma il doppio documento in strumento di guerra ibrida: Mosca si arroga diritto e dovere di tutela dei propri cittadini anche laddove questi risiedano come minoranza in un altro Stato sovrano.
La nuova legge aggiunge ora la dimensione militare esplicita, portando il Lawfare russo al suo stadio più avanzato; le implicazioni più immediate riguardano il Kazakistan e la Georgia. Astana ospita una minoranza russa pari a circa il 20 per cento della popolazione e condivide con la Russia un confine di oltre 6.000 chilometri.
Alcuni esponenti ultranazionalisti alla Duma hanno già definito il territorio kazako parte della nostra terra temporaneamente separata, ricalcando la retorica usata per l'Ucraina prima del febbraio 2022.
Il governo di Astana ha risposto accelerando la diversificazione energetica verso l'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, ma resta formalmente legato a Mosca nell'ambito dell'Unione Economica Eurasiatica.
La Georgia è esposta su un fronte diverso ma altrettanto vulnerabile. Abkhazia e Ossezia del Sud sono integrate nel sistema russo: Mosca vi mantiene basi militari, eroga sussidi e ha assorbito le popolazioni locali nel proprio spazio giuridico tramite la passaportirovka.
La presidente georgiana Salome Zurabishvili ha già denunciato la cessione di una fascia costiera abcasa a Mosca per 49 anni come forma di annessione per contratto; la nuova legge offre ora una copertura formale per intervenire qualora un cittadino russo reale o acquisito venisse ritenuto perseguitato dalle autorità di Tbilisi.
Il quadro restituisce l'immagine di una Russia che non si limita a proiettare forza militare, ma costruisce architetture giuridiche funzionali alla propria espansione.
Se la legge del 1999 era soft power e la passaportirovka era guerra ibrida, la norma approvata dalla Duma il 14 maggio scorso è una dottrina d'intervento codificata, senza confini geografici predefiniti.
Per Kazakistan e Georgia, per le Nazioni Unite e per i partner euro-atlantici, il segnale è inequivocabile: Mosca ha formalizzato il diritto di essere ovunque i suoi passaporti siano arrivati prima.

Giampaolo Eleuteri
Analista di geopolitica ed esperto area ex spazio sovietico e Caucaso


Fonte: Giampaolo Eleuteri