Made in Italy: reazioni settore orafo a tensioni geopolitiche, conflitti e dazi

09-05-2026 17:11 -

GD - Arezzo, 9 mag. 26 - L'oro sulle montagne russe e conseguenze sull'attività degli orafi italiani. Si è svolto all’interno di OroArezzo l’appuntamento, organizzato dal Club degli Orafi Italia, con Intesa Sanpaolo, per offrire un’analisi delle dinamiche in atto per il settore orafo. Con approfondimenti sulle geografie internazionali e sulle incognite che pesano su mercati strategici come Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, oltre a un focus sull’evoluzione dello scenario e delle commodity. Così è emerso che le principali difficoltà sono legate ai costi, in primis della materia prima (indicata dal 68%), insieme al peggioramento della domanda interna (60%) e alle tensioni geopolitiche (53%). Queste difficoltà risultano ulteriormente acuite dal conflitto in Iran che, secondo le imprese del campione, ha determinato una riduzione del consumo di gioielli (68%), un aumento del costo delle materie prime (43%) e un rallentamento della domanda internazionale (33%).
L’evento di Arezzo è stato moderato da Laura Biason, direttore generale del Club degli Orafi Italia. Gli approfondimenti sono stati presentati da Daniela Corsini, senior economist responsabile della ricerca sulle commodity del Research Department di Intesa Sanpaolo, che ha proposto una lettura dello scenario macroeconomico e dei riflessi che può avere sui prezzi dei preziosi. E, a seguire, Stefania Trenti, responsabile Industry Research del Research Department di Intesa Sanpaolo che ha presentato i dati sul settore orafo italiano evidenziando anche le prospettive e le sfide principali che le imprese dovranno affrontare.
Inoltre, questo evento è stata l’occasione anche per restituire alle imprese del settore i risultati dell’XI indagine congiunta che è stata illustrata da Sara Giusti, economista del Research Department di Intesa Sanpaolo. Infine, il quadro è stato commentato in un dibattito con la testimonianza dell'imprenditrice Giordana Giordini, socia di Giordini Srl, presidente di Confindustria Toscana Sud Sintesi della ricerca - Metalli preziosi vittime del loro stesso successo. Il trend rialzista di oro e argento si è bruscamente interrotto a fine gennaio, quando la Casa Bianca ha annunciato la nomina di Kevin Warsh come prossimo chair della Federal Reserve, una scelta apprezzata dal mercato perché ritenuta coerente con una gestione di politica monetaria più ortodossa e conservativa rispetto alle proposte di altri candidati vicini all’amministrazione Trump. Le pressioni ribassiste sul comparto si sono poi ulteriormente intensificate a seguito dello scoppio della guerra in Iran. Infatti, il Medio Oriente è un importantissimo centro di consumo di metalli preziosi. Questo nuovo conflitto ha impattato in modo negativo sia sulla spesa discrezionale in gioielleria che sulle decisioni di investimento nel comparto: i dati ufficiali relativi al 1° trimestre mostrano un’ampia contrazione della domanda mondiale di oro (-10% t/t) guidata sia da un calo dei consumi mondiali in gioielleria (-24% t/t), complici i prezzi record raggiunti da oro e argento, sia degli acquisti di fondi di investimento indicizzati all’oro, o ETFs (-65% t/t).
Andamento e prospettive del settore orafo italiano - Nel 2025 il settore orafo ha mostrato una buona tenuta nei mercati esteri con una crescita delle esportazioni, al netto della Turchia, del 7,6% con performance significative verso Svizzera (+27,0%), Emirati Arabi Uniti (+13,0%), Hong Kong (+9,7%) e Canada (+111,0%). Il dato degli Emirati Arabi Uniti deve naturalmente essere letto con prudenza per effetto del conflitto in Iran che sta rallentando sensibilmente i flussi commerciali verso questo mercato, che per il settore orafo italiano riveste un ruolo strategico, non solo come destinazione finale ma anche come hub di redistribuzione verso l'Asia. Nel 2025 le esportazioni verso questo mercato sono state pari a 1,3 miliardi di euro con una crescita del 64% rispetto al 2019. Le recenti evoluzioni legate all'escalation del conflitto in Medio Oriente contribuiscono a incrementare la complessità dello scenario internazionale, generando impatti significativi sulla volatilità dei prezzi dell'oro e sulle dinamiche commerciali.
Dopo le rilevanti crescite registrate negli ultimi anni (+19% nel 2022, +6% nel 2023 e +4% nel 2024), si registra un calo del fatturato del -5,0% nel 2025 e del -13,8% per la produzione; i primi due mesi del 2026 evidenziano un andamento ancora più severo e pari al -10% per il fatturato e del -29% per la produzione.
Il mercato domestico mostra una condizione sempre più polarizzata nei consumi con un incremento tra 2022 e 2024 della spesa media mensile familiare per gioielli e orologi dell’89% per il quinto quintile di spesa a fronte di un calo del -47% per la quota consumatori con la minore capacità di spesa.
La lettura della congiuntura attraverso le attese delle imprese - L’undicesima edizione dell’indagine sulle imprese del settore orafo italiano, oltre a monitorare le attese congiunturali, aveva l’obiettivo di approfondire come il conflitto in Medio Oriente sta condizionando il settore. Grazie al coinvolgimento delle imprese che hanno aderito con una buona partecipazione, è stato possibile offrire una prima panoramica sulle prospettive per il 2026 e una ricognizione sugli impatti del conflitto in Iran. Rispetto all’edizione di dicembre, si osservano attese più conservative sul fatturato: la quota delle imprese che ipotizza un calo del fatturato è passata dal 34% al 63%. Non sono state invece riviste in modo rilevante le attese sugli investimenti: il 23% dei rispondenti dichiara di voler aumentare il livello di investimenti a fronte del 30% rilevato a dicembre. Questo dato risulta particolarmente rilevante perché conferma la consapevolezza del settore dell’importanza degli investimenti per mantenere la competitività elevata ed affrontare le complessità che si stanno presentando. Particolarmente rilevante il tema dei costi, soprattutto della materia prima che è stata selezionata dal 63% del campione, seguita dal peggioramento della domanda interna (60%) e per più di un’impresa su due dalle tensioni geopolitiche (53%).
Queste difficoltà si sono ulteriormente acuite con il conflitto in Iran che, a causa dell’incertezza, ha impattato soprattutto in termini di riduzione del consumo di gioielli (68%), un aumento del costo delle materie prime (43%) e un rallentamento della domanda internazionale (33%). Per rispondere efficacemente a tali sfide sarà fondamentale adottare strategie appropriate che sono state individuate nella ricerca di nuovi partner commerciali (51%), revisione dei prodotti (38%) e potenziamento dell’e-commerce (37%).

Fonte: Banca Intesa Sanpaolo