Museo Prado: mostra «Alla maniera italiana. La Spagna e il gotico mediterraneo»

24-04-2026 17:32 -

GD – Roma, 24 apr. 26 – Il celebre Museo del Prado di Madrid con la prima delle sue grandi mostre del 2026 si accinge a parlare italiano. La rassegna «Alla maniera italiana. La Spagna e il gotico mediterraneo (1320-1420)» si illustra infatti l'influenza italiana sul gotico spagnolo prima del Rinascimento
Molto prima dell'avvento del Rinascimento, l'Italia ha dato il via a una profonda trasformazione artistica che ha trovato nei regni iberici uno dei suoi principali centri di diffusione. Il Museo del Prado ripercorre ora questo intenso scambio culturale in una grande mostra che sarà aperta dal 26 maggio al 20 settembre 2026.
La mostra illustra come i modelli del Trecento italiano, ispirati da figure quali Giotto, Duccio, Simone Martini o i Lorenzetti, siano stati assimilati e reinterpretati dagli artisti spagnoli, dando vita a un linguaggio visivo ibrido, sofisticato e di grande originalità.
Ad illustrare le caratteristiche di questo importante evento artistico spagnolo sono stati, in una conferenza stampa nella sede della nuova Cancelleria spagnola in piazza Navona, il direttore del Museo del Prado, Miguel Palomir Faus, e il curatore Joan Molina Figueras, che si sono espressi in un ottimo italiano.
Nei loro interventi hanno ricordato come Firenze, Siena, Pisa, Roma e Napoli sono legate alla penisola iberica attraverso oltre cento opere, tra cui polittici, sculture, oggetti di oreficeria, ricami, manoscritti miniati e disegni, in un flusso costante di opere, tecniche e idee che circolano attraverso il Mediterraneo.
Lungi dal proporre una narrazione unilaterale, la mostra di Madrid sottolinea la complessità di questi scambi artistici e offre un finale rivelatore: l’impatto della produzione artistica ispanica proprio sull’Italia. Un dialogo bidirezionale che mette in discussione i confini tradizionali tra centri e periferie dell’arte medievale europea.
Molto prima che il Rinascimento conquistasse l'Europa, l'Italia diede vita a una rivoluzione artistica guidata da maestri come Giotto, Duccio, Simone Martini e i fratelli Lorenzetti, destinata anch'essa ad avere un'eco continentale. Non è un caso che i regni ispanici fossero i primi territori occidentali sensibili alle manifestazioni del Trecento italiano, dove sorprese tanto per la sua estetica innovativa quanto per la sua sofisticazione tecnica. All'esistenza di forti nodi di comunicazione mediterranei (commerciali, diplomatici, politici...) che facilitarono l'arrivo di artisti e opere, va aggiunta la particolare attenzione che i maestri ispanici mostrarono verso le novità provenienti dalla penisola italiana. Una sensibilità creativa affascinante.
Se c'è una cosa che questa nuova mostra del Prado dimostra è che, nelle mani dei maestri ispanici, il linguaggio trecentista era una vera e propria lingua franca aperta a ogni tipo di interpretazione e adattamento, nonché un punto di partenza per raffinate opere di natura meticcia che sfuggono alle categorie artistiche convenzionali. Nelle creazioni di Ferrer e Arnau Bassa, ad esempio, le formule italiane si fondono con elementi di origine francese e neobizantina, dando vita a una sintesi senza pari nel panorama italiano. Le immagini non solo viaggiano: vengono tradotte, si acclimatano e, così facendo, danno vita a identità sfumate e ibride, nate dalla fertile congiunzione tra diverse proposte estetiche.
Lungi dal limitarsi al piano formale, la creatività degli artisti locali si manifesta anche in altri ambiti, come quello iconografico, con l’apporto di curiose variazioni su alcuni temi e composizioni di origine italiana, dalle icone mariane romane alla ricca iconografia dei nuovi santi francescani. In altre occasioni, il cambiamento è segnato dai significati acquisiti inserendo le opere importate in altri contesti visivi e mentali. I modelli e i prototipi italiani assumono una nuova vita, una seconda natura con il loro trasferimento nella penisola iberica.
L'originalità dei maestri ispanici si manifesta nell'uso di formati particolari per la pittura su tavola, come il monumentale retablo, il dispositivo scenografico prediletto per presiedere gli spazi di culto. I polittici sono anche il supporto privilegiato per la sperimentazione delle sofisticate tecniche della pittura polimaterica. Come in Italia, l'applicazione dell'oro non è un mero ornamento, ma una vera e propria strategia estetica che permette di emulare le trame e la sontuosità dei tessuti di lusso, dei broccati e dei gioielli. Va addirittura oltre, riuscendo a trasformare le superfici dei grandi complessi pittorici in uno sfondo attivo che assorbe e modula la luce a seconda dell'intensità e del punto di vista. Nelle mani dei pittori ispanici del Trecento, retablo si trasforma in un'autentica esperienza ottica e simbolica.
La mostra si conclude con una svolta inaspettata che illustra fino a che punto i capricci degli scambi artistici smentiscano qualsiasi preconcetto o categoria stabilita dagli approcci storiografici tradizionali. Se nel corso dell’esposizione il discorso si concentra sull’influenza esercitata dai modelli italiani del Trecento sul panorama artistico dei regni ispanici, l’ultima sezione è dedicata all’analisi di una situazione opposta.
Il protagonista è Gherardo Starnina, un maestro toscano che, dopo il suo passaggio nelle corti di Castiglia e Aragona, scuote l’ambiente artistico della Firenze dell’inizio del XV secolo con il linguaggio rinnovatore del tardo gotico che aveva assunto durante il suo soggiorno a Valencia. Il suo esempio rivela che la permeabilità degli scenari artistici, che fino a quel momento avevamo visto solo dal lato ispanico, ha interessato anche l’universo italiano. Un'ulteriore prova del fatto che la circolazione artistica nel Mediterraneo occidentale ha dato origine a realtà plurali, ricche di accenti e alternative. Lo stile italiano si trasforma nello stile spagnolo.
La mostra presenterà oltre 80 opere realizzate con tecniche diverse (pittura, scultura, oreficeria, manoscritti miniati, disegni, ricami, tessuti di seta ...) provenienti da 31 istituzioni spagnole e 25 straniere. La selezione comprende opere sia di importanti maestri italiani, come Ambrogio Lorenzetti, Gherardo Starnina, Lupo di Francesco, Barnaba da Modena, Andrea di Petruccio o Geri Lapi, sia di personalità spagnole di spicco, come Ferrer e Arnau Bassa, i fratelli Serra, Pedro de Córdoba o Miquel Alcañiz. Parallelamente alla preparazione della mostra, il dipartimento di restauro del Museo del Prado ha condotto un'intensa campagna di restauro che ha interessato una dozzina di opere. Tra queste spicca, per importanza e rilevanza storiografica, l'accurato intervento su due tavole raffiguranti gli apostoli Simone e Matteo, proveniente retablo maggiore di Toledo, che ha permesso di riportare alla luce la pittura originale di uno dei grandi maestri fiorentini del Trecento: Gherardo Starnina.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo del curatore Joan Molina Figueras, in cui vengono analizzati in modo approfondito i temi trattati e le opere esposte. Molti di questi saranno inoltre oggetto di un'analisi critica in occasione di un convegno internazionale che si terrà al Prado dal 9 all'11 settembre.
https://www.museodelprado.es/actualidad/actividad/mediterraneo-gotico-redes-artistas-y-formas-entre/af50e04c-d9b4-4337-9156-c5d48c7724cb

Fonte: Museo del Prado