Ci sono troppe "c'era una volta" nella geopolitica contemporanea

19-04-2026 11:26 -

C’era una volta… Quante fiabe, storielle per bambini iniziano con la frase: "c’era una volta…". Oggi, a differenza del passato, bisogna iniziare con il plurale: "c’erano una volta…". Ossia, una volta c’era la politica, c’erano gli statisti. C’era la diplomazia, che veniva consultata dai politici e dai governanti per decidere le azioni da porre in essere. C’era l’intelligence, che era in grado di acquisire le informazioni necessarie per porre in essere le azioni di difesa e di prevenzione per evitare problemi.
Negli ultimi 4 anni abbiamo invece visto venir meno tutte le certezze su cui avevamo basato le nostre valutazioni e la nostra stessa maniera di pensare. Chi avrebbe mai potuto pensare che il “Quinto Servizio dell’FSB”, responsabile delle operazioni nei paesi dell'ex blocco sovietico e successore del temutissimo KGB, che ha dominato per 50 anni tutti i film e le spy story con le quali siamo cresciuti, potesse prendere una cantonata di dimensioni colossali com’è successo in Ucraina?
Non si è trattato di una valutazione errata dovuta alla mancanza di dati, ma di un "corto circuito" sistemico tra la raccolta di informazioni, l’analisi della situazione politica e sociale in Ucraina e i desideri della politica russa in quel preciso periodo storico.
In un sistema fortemente autoritario come quello di Putin, gli analisti hanno imparato che portare "cattive notizie" o analisi che contraddicono la visione del leader può essere fatale per la carriera. Si crea, quindi, quel fenomeno che gli inglesi definiscono con il termine “Echo Chamber”, e che molto più semplicemente i siciliani, forgiati da secoli di dominazioni varie, definiscono con la frase: "attacca u sceccu unni voli u patruni" (lega l’asino dove vuole il padrone)!.
Per questa ragione i rapporti degli agenti, che operavano sotto copertura in Ucraina, venivano "ripuliti" man mano che salivano i gradi gerarchici per allinearsi alla retorica del Cremlino sulla debolezza presunta dell’Ucraina.
Sappiamo bene come sta andando l’Operazione Speciale di Putin in Ucraina; operazione che doveva durare pochi giorni… Da pochi giorni a pochi anni è stato un’attimo!
E che dire dell'attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre del 2023? Possibile che il potentissimo e occhiutissimo servizio di intelligence israeliano, non abbia avuto sentore di quello che stava cuocendo in pentola? Il fallimento del 7 ottobre non può essere attribuito solo all’intelligence, ma è il risultato di un collasso sistemico dell'intero apparato di sicurezza israeliano. La responsabilità primaria della vigilanza sulla Striscia di Gaza è affidata allo Shin Bet (sicurezza interna israeliana) e sull'Aman (intelligence militare). Il Mossad si occupa delle operazioni all'estero.
Com’è stato possibile porre in essere una “operazione di inganno perfetta” contro Israele prima dell'attacco? Il quotidiano "Jerusalem" Post ha riportato a suo tempo un’intervista ad un alto funzionario israeliano, che ha voluto mantenere l’anonimato. Questi ha dichiarato che: “Israele non avrebbe lasciato il confine incustodito, senza alcuna copertura di base via terra o via aria” se avessero capito cosa i terroristi stessero preparando.
I leader di Hamas Mohammed Deif (comandante militare in capo) e Yahya Sinwar (capo a Gaza) sapevano benissimo che Israele esercita una stretta sorveglianza e quindi ricorrevano a metodi segreti per comunicare i propri messaggi.
Con il senno di poi, il più grande errore commesso dall’intelligence israeliana è quello di aver creduto che Hamas fosse passato da gruppo terroristico a "entità governativa", interessata a mantenere il potere a Gaza e a migliorare l'economia locale attraverso i fondi del Qatar e i permessi di lavoro in Israele. Non era così.
E veniamo all’Iran. Anche qui non si capisce bene chi parla con chi e chi decide cosa. Possibile che gli americani non si rendano conto di quante fazioni siano in ballo in Iran? Chi rappresenta chi? Chi parla con chi? Trump e i suoi consiglieri dovrebbero sapere che in Iran non c’è un “Carney, Starmer o Merz”... Sono sicuri che stanno trattando con il “vero capo”, ammesso che ce ne sia uno?
In Iran ci sono decine di fazioni-tribù e gli USA stanno trattando, forse, con una, o più di una di queste fazioni. Libia docet!
Il concetto di famiglia e tribù nel Medio Oriente e nel mondo arabo non è semplicemente un “legame di sangue”, ma un sistema di protezione, identità e governance che precede di millenni gli Stati e i moderni confini nazionali. Queste strutture familiari (tribes) sono come una serie di cerchi concentrici, che vanno dal singolo individuo alla nazione intera. Quando queste strutture sono minacciate si chiudono e si difendono.
L’amministrazione americana sta trattando con alcuni di questi, ma le altre fazioni, quelle che non sono sedute al tavolo, sanno bene che non possono mollare il comando, perché nel momento in cui dovesse subentrare una vera tregua sono morti loro e le loro famiglie.
Ecco perché è molto strano che qualcuno pensi che il conflitto possa finire senza un radicale e totale cambio di tutto il regime attuale e delle famiglie ancora al comando dell’Iran.
P.S. In Italia, in questi giorni, alcuni gruppi politici hanno suggerito di invocare l’intervento dell’ONU per risolvere la questione del conflitto in Iran e la riapertura dello stretto di Hormuz. Questi "illuminati" esponenti politici sono cresciuti in un mondo dove esistevano 3 livelli: ONU, NATO e Comunità Europea. Evidentemente nessuno li ha informati che l’Unione Europea non sta benissimo; la NATO è gravemente malata; l’ONU è morto almeno 30 anni fa.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernmenr internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni