Iran: Principe Reza Palhavi si presenta pensando al suo nuovo Paese
16-04-2026 17:48 -
GD - Roma, 16 apr. 26 - Il Principe Reza Palhavi, potenziale aggregatore del forte dissidio popolare contro il regime teocratico iraniano, si è presentato ad un confronto con la stampa, italiana ed estera, al Centro Studi Americani di Roma, per un incontro in diretta in collaborazione con il Centro Studi Friedman. L'incontro ha dato modo di conoscere in prima persona colui che, più per carisma e relazioni internazionali che per ragioni di discendenza, potrebbe essere in grado di coalizzare le opposizioni al regime teocratico di Teheran e di porre le basi per un nuovo futuro del Paese. L'intervento del Principe Reza Palhavi ha innanzitutto enfatizzato la ferma volontà di lavorare per una transizione democratica dell'Iran, riunendo tutte le varie correnti della diaspora iraniana, che vede al suo interno monarchici, repubblicani e persone non allineate ad alcuna corrente, ma che sono tutte fermamente decise a superare l'attuale dittatura, che ha portato il Paese alla rovina provocando decine di migliaia di morti e inutili atrocità. Il Principe ha dichiarato la sua ferma convinzione dell'esigenza di estendere i Patti di Abramo anche all'Iran e di aver discusso questa possibilità con il Re saudita, Mohammed bin Salman, e con il Re emiratino Mohammed bin Zayed. Reza Palhavi ha anche richiamato le radici religiose che "intrecciano la storia della Persia, ossia l'attuale Iran, e di Israele. Radici profonde, millenarie che hanno plasmato in modo determinante l'ebraismo moderno e, di riflesso, il cristianesimo e l'Islam". Ha inoltre ricordato che "il punto di contatto principale tra la Persia e Israele risale al 539 a.C., quando il re persiano Ciro il Grande conquistò Babilonia, liberò gli ebrei in esilio e permise loro di tornare in Giudea per ricostruire il Tempio di Gerusalemme. Questo evento segnò l'inizio di un'influenza culturale e teologica reciproca durata secoli. assonanza con Israele che è stata totalmente dilapidata dalla velleità scellerata del Regime teocratico di voler annientare Israele, direttamente e finanziando gruppi terroristici come Hamas, Hezbollah e Houthi". Il Principe ha affermato il diritto dei popoli di difendersi dagli aggressori, come sta facendo in questo momento l'Ucraina grazie alla determinazione del presidente Zelensky e come vuole fare il popolo iraniano, soffocato non da una potenza straniera, ma dalla stessa gerarchia che dall'interno ha dilapidato la ricchezza del Paese e lo ha portato all'isolamento internazionale. Per quanto riguarda le relazioni con la Cina, il Principe ha chiarito che "non c'è da parte della Cina alcun interesse a difendere il regime attuale, ma di voler mantenere la disponibilità a dialogare con qualsiasi governo che rappresenti gli interessi dell'Iran e mantenga buoni rapporti con la Cina". Infine, il Principe ha confermato che "mai come adesso è possibile un cambio del regime perché la popolazione è stremata e stanca delle angherie e dei soprusi della dittatura religiosa". Il regime ha ancora un controllo totale, dittatoriale, asfissiante sul Paese, ma a suo dire "i tempi sono maturi per prospettare un cambiamento da parte dell'esercito iraniano". Ed ha aggiunto che "non sarà né semplice, né immediato perché la cupola mafiosa che gestisce il potere è ben consapevole che non esiste per loro alcuna possibilità di fuga né di amnistia o di salvezza, ma solo vendere cara la pelle". Perché, ha aggiunto Palhavi, "ogni famiglia in Iran ha un morto da piangere e questo innescherà una sequenza di vendette che dureranno per lungo tempo. Comunque il Paese risorgerà dalle proprie ceneri e questo sarà un bene per il popolo iraniano e per tutto il mondo che ha bisogno di pace e libertà".
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale