L'Interesse nazionale italiano nella crisi Iran-USA
07-04-2026 11:10 -
GD - Roma, 7 apr. 26 - Dopo oltre un mese dall’inizio delle operazioni militari in Iran, la tensione nel Golfo Persico raggiunge livelli critici e l'Italia si trova a navigare in acque estremamente agitate. Per Roma, la partita non è solo diplomatica, ma tocca i pilastri della propria sicurezza energetica, economica e geopolitica. Il governo ha ribadito una linea di "prudenza strategica", cercando di bilanciare la storica fedeltà atlantica con la necessità di evitare un conflitto regionale totale. L'attuale crisi tra Stati Uniti e Iran (iniziata a fine febbraio 2026 con l'operazione "Epic Fury") ha colpito la manifattura italiana come un "secondo shock" dopo quello energetico, relativamente recente, del 2022. Se per la politica la questione è diplomatica, per le aziende italiane si tratta di una crisi di costi e di rotte. Per l’Italia l'interesse primario è economico. Il blocco o l'instabilità dello Stretto di Hormuz e di quello possibile di Bab el Mandeb, rappresentano una minaccia diretta: Shock dei prezzi: Le stime di marzo 2026 indicano un possibile aumento della spesa energetica per le imprese italiane di circa 10-15 miliardi di euro. Impatto sul PIL: Confindustria ha avvertito che una guerra prolungata potrebbe tagliare la crescita del PIL fino allo 0,7% nel 2026, trasformando la ripresa in stagnazione. Settori a rischio: Manifattura, logistica e distretti industriali (specialmente in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) sono i più esposti ai rincari di gas ed elettricità. L'instabilità nel Golfo Persico ha fatto impennare i costi fissi. Per un'impresa manifatturiera media, le bollette sono aumentate del 30-40% in poche settimane. Settori Energivori: Vetro, ceramica, acciaio e carta sono i più colpiti. Conflavoro stima per questi comparti cali della produzione fino al 20% a causa dell'insostenibilità dei costi. Geografia del Rischio: La Lombardia è l'epicentro della crisi: solo in questa regione si prevede un sovrapprezzo energetico di 5 miliardi di euro nel 2026. Province come Brescia e Bergamo registrano rincari record per l'energia elettrica (oltre 500 milioni extra ciascuna). Con lo Stretto di Hormuz quasi paralizzato (transiti crollati del 94%), la manifattura soffre per l'interruzione delle catene di approvvigionamento. Componentistica asiatica: Le aziende che importano microchip o semilavorati dall'Asia devono affrontare rotte deviate via Capo di Buona Speranza. Risultato: 15 giorni di ritardo medi e noli container aumentati di oltre 2.000 euro per unità. Effetto "Forno": Per settori come l'alimentare e la chimica fine, i tempi lunghi e le alte temperature lungo la rotta africana stanno alterando le proprietà dei prodotti, costringendo le imprese a investire in costosi container refrigerati o insulated. Il Medio Oriente non è solo un fornitore di energia, ma un cliente fondamentale per il Made in Italy (vale circa 30 miliardi di euro di export). Meccanica e Macchinari: È il settore più esposto. Circa il 28% dell'export verso l'area del Golfo è composto da macchinari industriali. Molti contratti sono attualmente in regime di forza maggiore o sospesi per il rischio sanzioni. Il paradosso della Farmaceutica: Al contrario di altri settori, la farmaceutica italiana sta registrando un boom di export verso gli USA, ma sconta una crescente difficoltà nel reperire principi attivi che transitano per le rotte mediorientali. Per l'Italia, l'attuale crisi non è una scelta tra schieramenti, ma una lotta per la propria sostenibilità economica. La priorità resta il mantenimento di un ambiente regionale sicuro che permetta il transito delle merci e delle risorse energetiche, evitando che il territorio nazionale diventi una retrovia logistica per un conflitto non condiviso. Tutelare l'interesse nazionale in uno scenario di guerra tra Iran e Stati Uniti richiede un approccio multidimensionale che vada oltre la semplice gestione dell'emergenza. Per l'Italia, "proteggere la nazione" significa oggi garantire l'autonomia industriale e la sicurezza delle rotte che alimentano il nostro PIL. Ecco, secondo noi, le direttrici strategiche per una tutela efficace dell'interesse nazionale: 1. Sicurezza delle Rotte: oltre lo Stretto di Hormuz L'Italia non può permettersi il blocco prolungato dei flussi marittimi. La tutela passa per: Diplomazia Navale: Rafforzamento della missione UE Aspides e coordinamento con la flotta USA per garantire "corridoi di scorta" dedicati ai cargo battenti bandiera italiana o diretti ai porti di Trieste e Genova. Hub Logistico Mediterraneo: Trasformare l'attuale crisi in un'opportunità accelerando gli investimenti sui porti del Sud Italia (Taranto e Gioia Tauro) come terminali del corridoio IMEC, rendendoli meno dipendenti dalle strozzature del Golfo Persico. 2. Sovranità Energetica e "Mattei 2.0" Per evitare che il prezzo dell'energia distrugga la manifattura, l'interesse nazionale impone di: Diversificazione spinta: Accelerare gli accordi con i partner del Nord Africa (Algeria, Libia, Egitto, Mozambico) per aumentare i volumi di gas via tubo, riducendo la quota di GNL che transita per aree a rischio bellico. Stoccaggi Strategici: Utilizzare il "Decreto Energia 2026" per imporre livelli di stoccaggio obbligatori superiori alla media UE, agendo come cuscinetto contro i picchi speculativi causati dalle notizie dal fronte. 3. Difesa del "Made in Italy" e Reshoring Il governo e le associazioni di categoria devono proteggere il tessuto produttivo dai danni collaterali: Crediti d'Imposta "War-Adaptive": Introdurre incentivi fiscali per le imprese che convertono le loro catene di fornitura da fornitori asiatici (rischiosi) a fornitori europei o mediterranei (nearshoring). Protezione dei Marchi: Vigilare affinché l'instabilità non porti a una svendita di asset industriali strategici a fondi sovrani extra-UE approfittando del calo delle quotazioni dovuto alla crisi. 4. Posizionamento Geopolitico L'Italia deve esercitare il ruolo di "potenza media responsabile": Mediazione Tecnica: Sfruttare i canali diplomatici ancora aperti con Teheran (storicamente solidi per l'Italia) per evitare attacchi diretti a infrastrutture energetiche di interesse Eni o di altri player nazionali nella regione. No al Coinvolgimento Automatico: Ribadire che l'uso delle basi USA in Italia è vincolato alla difesa e non a operazioni d'attacco non concordate, preservando il Paese da possibili ritorsioni asimmetriche (cyber-attacchi o terrorismo).
Domenico Palmieri Ricercatore ISIA Istituto Italiano per l'Asia