Diritto internazionale e diplomazia sono morti. E la politica non sta bene
26-03-2026 09:10 -
GD - Roma, 26 mar. 26 - Il diritto internazionale e la diplomazia sono morti. E la politica non sta bene. Il diritto internazionale ormai da molti anni viene infatti regolarmente ignorato, se non palesemente violato. La diplomazia non ha più voce visto che i vari incontri e tentativi di dialogo tra le varie parti in conflitto non sortiscono alcun risultato. Mentre l’Organizzazione internazionale che dovrebbe occuparsi di queste vicende è in tutt’altre faccende affaccendata e non ha tempo da dedicare a queste quisquilie. La politica, che era cagionevole da tempo, adesso mostra i segnali tipici del fine vita. Succede che un Paese dittatoriale decide di chiedere il “pedaggio” per consentire il transito delle navi. Attenzione, non si tratta di un Paese come l’Egitto o Panama che chiedono un pagamento per far transitare le navi nei loro canali, compresi nel loro territorio e che loro manutengono per garantire, appunto, il passaggio delle navi. Si tratta di un tratto di mare che è classificato come acque internazionali, lo stretto di Hormuz, su cui si affacciano 3 Paesi: gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman e l’Iran. La pretesa dell’Iran di bloccare lo stretto di Hormuz è a tutti gli effetti un atto di pirateria. Colpire una nave in acque internazionali è un atto di terrorismo, come previsto dalla Convenzione di Roma (SUA Convention) del 1988, il trattato principale che definisce e punisce gli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima. Se poi l’attacco è compiuto dalle forze armate ufficiali di uno Stato contro una nave di un altro Stato non è più considerato “terrorismo”, ma un atto di aggressione, o un atto bellico. Ebbene, davanti ad una “dichiarazione di guerra” che l’Iran lancia contro i Paesi occidentali, cosa fa l’Europa? Niente, assolutamente niente. Non manda le navi già presenti nell’area per la missione Aspides, la missione EUNAVFOR dell'Unione Europea lanciata nel febbraio 2024 per proteggere la navigazione mercantile nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden dagli attacchi dei ribelli Houthi. Ma dichiara di non essere in guerra con l’Iran. Peccato che intanto l’Iran ha dichiarato guerra all’Europa…. Compito della politica, con la “P” maiuscola, sarebbe quello di spiegare ai propri cittadini cosa succede e, soprattutto, cosa si deve fare per difendersi in caso di bisogno. Ma tutto questo la politica non lo sa più fare. Perché i politici ormai sono interessati solo al consenso elettorale, per assicurarsi di essere rieletti alle prossime elezioni. La classe politica riesce a fare anche di peggio, come ad esempio mettere a tacere quei diplomatici che vorrebbero intervenire per dirimere le tensioni internazionali, oppure, imporre il silenzio ai vertici militari che suggeriscono di porre in essere le azioni necessarie per gestire il problema. La violazione dei trattati internazionali non è più percepita come tale dalla classe politica occidentale. È piuttosto colta come un male con cui provare a convivere, proprio per non creare tensioni con i propri elettori, per non spaventarli e per assecondare tutti coloro che gridano “pace” senza capire e sapere verso chi devono rivolgere le loro grida. La politica dovrebbe spiegare al popolo con frasi semplici, con esempi concreti, quali sono i problemi, chi sta generando i problemi e soprattutto cosa si può e si deve fare per risolvere questi problemi. L’Iran non ha alcun diritto sulla navigazione nello stretto di Hormuz. La comunità internazionale deve intervenire compatta, con le buone o con le cattive, per stroncare le velleità di quel Paese di condizionare i traffici internazionali. Questo va spiegato alla popolazione che deve essere preparata a sostenere questa azione anche se comporterà costi materiali e eventuali perdite umane, certamente difficili da accettare. Questo si deve fare perché se non si interviene immediatamente cosa si potrà fare un domani se, ad esempio, il Montenegro (senza alcun riferimento reale al Paese o ai suoi cittadini) decidesse che il Mare Adriatico appartiene a loro, e che qualsiasi natante che circola nel Mare Adriatico deve pagare un pedaggio, altrimenti sarà attaccato. Certamente un esempio paradossale, che dimostra però visivamente “il problema” che la politica europea, e soprattutto quella Italiana, fa finta di non vedere. Dimostra anche la mancanza di conoscenza e capacità di analisi di molti opinionisti e commentatori, che descrivono quello che sta avvenendo nello stretto di Hormuz come una conseguenza “giustificata” per la guerra che l’Iran sta combattendo contro Israele e tutti i Paesi del Golfo Persico. Una cosa bisogna spiegare alla gente: che nella vita se non sai difenderti, dovrai subire. Questa è la realtà che tutti devono conoscere ed è compito della politica farlo capire bene ai propri cittadini.
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale