GD - Roma, 22 mar. 26 - Il 19 marzo 2026, in occasione del conferimento del dottorato honoris causa in Filologia all’Università di Salamanca, alla presenza di Re Felipe VI di Spagna, il Presidente Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso che rappresenta un’appassionata difesa dell’ordine internazionale, individuando nel pensiero di Francisco de Vitoria la radice nobile di un multilateralismo oggi in profonda crisi. Il Capo dello Stato tesse un filo rosso che lega l’umanesimo storico di Italia e Spagna alla necessità di preservare il sistema di regole globali, mettendo in luce come de Vitoria (1438-1546), già nel XVI secolo avesse intuito che la sovranità non è un potere assoluto ma deve sottostare allo ius gentium. Definendo il mondo come “quasi una res publica” (De potestate civili,1528) de Vitoria ha posto le basi per il moderno diritto internazionale, di cui è tradizionalmente annoverato tra i precursori, un secolo prima di Grozio, scardinando l’idea che la forza sia l’unico arbitro nelle contese tra le Nazioni. Tuttavia, Mattarella osserva con preoccupazione una “recessione del modello cooperativo”, nella quale il ruolo delle Nazioni Unite appare sempre più marginalizzato da un ritorno al “sovranismo assoluto” e dalla logica del Leviatano di Hobbes. La sistematica erosione del divieto dell’uso della forza, lo smantellamento dei trattati di controllo degli armamenti e la delegittimazione delle Corti internazionali stanno creando una pericolosa “terra di nessuno” dove l’arbitrio sostituisce il diritto. In questo scenario di instabilità, il Presidente assegna all’Unione Europea un ruolo di argine etico e politico. L’Europa, infatti, non può accettare che la visione contrattualistica della pura competizione soppianti la cooperazione. Citando il Trattato sull’Unione Europea, in particolare l’articolo 21, Mattarella ricorda che la missione europea è indissolubilmente legata alla Carta di San Francisco e alla tutela dei diritti umani universali. Invero, se le Nazioni Unite rappresentano l’architettura necessaria per la pace mondiale, l’Unione Europea è il nucleo vitale che deve “saper dire di no”all’espansione dei conflitti e alla violazione della dignità umana. Un passaggio fondamentale del discorso è dedicato alle nuove generazioni: il Presidente cita i 15.000 giovani che ogni anno si spostano tra Spagna e Italia grazie al programma Erasmus, definendoli il volto concreta di un’Europa senza barriere. Il richiamo finale a de Vitoria e alla resilienza della cultura serve a ricordare che la pace non è un equilibrio statico, ma un progetto normativo che richiede coraggio e visione. Senza il rispetto dei tre pilastri fondamentali - divieto della forza, uguaglianza sovrana e diritti umani - il mondo rischia di tornare nelle “ombre del domani” menzionate nel 1935 da Johan Huizinga ne “La crisi della civiltà”. La sfida per le nuove generazioni, conclude Mattarella, è dunque quella di abitare uno spazio di libertà che non conosca confini, opponendo lo spirito critico e la conoscenza a ogni forma di chiusura identitaria, affinché il vento della ragione continui a soffiare su un ordine internazionale che non può permettersi di abdicare ai propri valori fondativi.
Carlo Curti Gialdino Vicepresidente dell’Istituto Diplomatico Internazionale