I russi scrivono i trattati e gli accordi sull’acqua
18-03-2026 09:26 -
GD - Roma, 18 mar. 26 - I russi scrivono i trattati e gli accordi sull'acqua. È tradizione dei russi non tenere fede agli accordi firmati con gli altri Paesi. Lo abbiamo visto con il Memorandum di Budapest del 1994, nel quale la Russia forniva “assicurazioni di sicurezza” all'Ucraina in cambio della cessione delle testate nucleari. Lo stiamo vedendo in questi giorni con quello che sta succedendo in Iran. L'anno scorso, il presidente Putin e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno firmato il Trattato di partenariato strategico globale, impegnando i loro Paesi a opporsi alle interferenze di terzi negli affari interni ed esterni l'uno dell'altro. Mosca e Teheran hanno celebrato il trattato come il culmine dei crescenti legami tra i due regimi. Eppure, quando gli Stati Uniti e Israele hanno sferrato un attacco contro l'Iran alla fine di febbraio – il secondo in soli otto mesi, dopo la guerra di 12 giorni dell'estate scorsa – la Russia non è intervenuta in difesa dell'Iran. Putin ha definito l'uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei una “cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale”, e il ministero degli Esteri russo ha chiesto “un'immediata de-escalation, la cessazione delle ostilità e la ripresa dei processi politici e diplomatici”. In nessuna delle due dichiarazioni, Putin ha menzionato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, né ha ventilato la possibilità che la Russia possa intervenire in difesa dell'Iran. Evidentemente Il Cremlino non ha alcuna intenzione di difendere il suo partner più stretto in Medio Oriente, “dimenticando” il Trattato di partenariato. È vero che la Russia ha fornito all'Iran le informazioni sugli obiettivi americani da colpire nei Paesi del Golfo con i droni e i missili, come hanno riportato il “Washington Post” e la CNN; ma finora non ha fornito nessun supporto militare per la difesa dell'Iran. L'impotenza del Cremlino in Iran è in linea con quello che sta già succedendo da quando la Russia si è impantanata nel conflitto con l'Ucraina. Anche se i Paesi partner della Russia sono in difficoltà, Mosca rilascia dichiarazioni dai toni forti, ma finora non ha posto in essere nessuna azione militare a supporto. Alla fine del 2023, la Russia non è intervenuta in una breve guerra tra il suo alleato per trattato, l'Armenia, e l'Azerbaigian, consentendo a Baku di riprendere il controllo della provincia del Nagorno-Karabakh. Un anno dopo, Mosca ha lasciato che le forze ribelli siriane rovesciassero il regime di Bashar al-Assad a Damasco. Gli americani hanno rapito il Presidente venezuelano, partner chiave di Mosca in America Latina, e nell'ultimo anno stanno martellando l'Iran, ma anche in questi due casi, nessuna azione attiva da parte della Russia. La sequenza di questi eventi mette a nudo i “limiti” o l'impotenza della Russia di influenzare gli eventi nel mondo, e dimostra anche la totale inferiorità delle armi russe rispetto a quelle dei Paesi occidentali. La Russia per 30 anni ha fornito all'Iran armamenti di ogni sorta: caccia MiG-29, aerei da attacco Su-24, sottomarini diesel della classe Kilo, carri armati T-72 e sistemi di difesa aerea S-200. Tutto questo apparato bellico non è stato in grado di fornire all'Iran alcuna protezione dagli attacchi aerei e dai bombardamenti Israele-americani. Alcuni analisti, sostengono che “i russi non intervengono perché il conflitto in Iran sta avendo conseguenze inaspettate a loro vantaggio”. Con il protrarsi della guerra in Iran, il prezzo dell'energia è salito, e questo aiuta Mosca a ottenere entrate aggiuntive per fare fronte al deficit di bilancio a causa della guerra in Ucraina. In tal senso, quello che è paradossale è che, indirettamente, in supporto di Putin è intervenuto anche il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, che ha annunciato la “sospensione temporanea delle sanzioni sul petrolio russo già in mare”. Questa decisione dell'Amministrazione americana ha creato sconcerto con i partner europei. La guerra in Iran, purtroppo, mette in evidenza la vulnerabilità dei Paesi del Golfo, che sono stati attaccati dall'Iran con missili balistici e con i droni Shahed. Questo ha imposto una revisione totale dei (costosissimi) sistemi di difesa aerea adottati finora negli Emirati Arabi Uniti e negli altri Paesi del Golfo Persico e di capitalizzare l'esperienza maturata dagli ucraini per difendersi da questi droni. Altra cosa che emerge in questi giorni è la confusione totale che regna tra i paesi dell'Unione Europea e nell'Amministrazione americana. Dopo 15 giorni di guerra contro l'Iran non è chiaro ancora quale sia la strategia degli USA, specialmente adesso che i paesi NATO hanno ufficialmente dichiarato che la guerra in Iran non rientra nella sfera operativa dell'Alleanza Nord Atlantica. È acclarato che la Russia non è in grado di proteggere i propri partner. Ma è molto abile nell'adattarsi ai fallimenti strategici altrui e a trarne importanti vantaggi tattici, come sta facendo da molti mesi a questa parte. L'unica speranza che rimane, quindi, per una risoluzione rapida del conflitto in Medio Oriente è nelle mani del valoroso popolo iraniano, che sta mettendo a rischio la vita di decine di migliaia di cittadini, ma senza riuscire (ancora) a prevalere sul regime teocratico sanguinario.
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale