Dove porta e a cosa mira l’imprevedibilità del Presidente Trump?

10-03-2026 18:39 -

GD - Roma, 10 mar. 26 - È avvenuto un importante, quanto imprevedibile, cambiamento nella politica estera degli Stati Uniti. Il 9 marzo 2026, il presidente Donald Trump ha avuto una conversazione telefonica di circa un'ora con Vladimir Putin per “discutere dell'escalation della guerra in Iran e chiedere l'aiuto della Russia nella mediazione di una rapida soluzione politica e diplomatica".
Come riporta il giornale turco “Anadolu Ajansı”- testata storica fondata dopo la guerra di indipendenza della Turchia, il 6 aprile 1920, su istruzione del fondatore del Paese, Mustafa Kemal Atatürk - la telefonata tra Trump e Putin è particolarmente significativa. Essa infatti è avvenuta 10 giorni dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato la massiccia campagna militare per eliminare la leadership iraniana e il suo programma di costruzione di armi nucleari, l’”Operazione Epic Fury” del 28 febbraio 2026.
Secondo il Cremlino e le successive dichiarazioni del presidente Trump, la discussione si è concentrata su due pilastri principali: il primo, la mediazione della Russia in Iran. Putin ha condiviso diverse "idee e proposte" per il cessate il fuoco. Si ricorda che il 17 gennaio 2025 a Mosca, la Russia ha firmato un accordo di partenariato strategico globale della durata di 20 anni e per questa ragione la Russia ha condannato gli attacchi statunitensi e israeliani, all'Iran. La Russia ha fornito informazioni di intelligence sulla dislocazione degli obiettivi militari americani da colpire nel Golfo Persico. Per questa ragione non è chiara la ragione che ha spinto il presidente Trump a chiedere aiuto a Putin per il raggiungimento di un accordo con l’Iran.
Evidentemente Trump vede Putin come un potenziale "canale segreto" per la nuova leadership iraniana guidata da Mojtaba Khamenei (che ha preso il potere dopo che suo padre, Ali Khamenei, è stato ucciso nei primi attacchi).
Come è facile intuire, durante la telefonata il secondo punto di cui si è parlato è stata la guerra in Ucraina. Trump avrebbe collegato i due conflitti, come ha poi raccontato nel suo incontro con i giornalisti in Florida: "Ho detto (a Putin): potresti essere più utile ponendo fine alla guerra tra Ucraina e Russia”.
Sembrerebbe, quindi, che Trump stia esplorando un "grande accordo" in cui la cooperazione russa in Medio Oriente potrebbe portare a una risoluzione più rapida in Ucraina.
Ma perché gli Stati Uniti, anzi il presidente Trump, hanno sentito il bisogno di cercare il sostegno di Putin? Secondo alcuni addetti ai lavori, la richiesta di assistenza alla Russia è motivata dalle immediate ripercussioni globali che la guerra in Iran sta generando, prima tra tutte la crisi energetica conseguente alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha fatto impennare il prezzo del petrolio ad oltre i 100 dollari al barile.
Dopo la telefonata con Putin, il presidente Trump ha annunciato che avrebbe revocato le sanzioni relative al petrolio su "alcuni Paesi". Affermazione ampiamente interpretata come un allentamento delle restrizioni sul petrolio russo, per contribuire a stabilizzare velocemente il mercato energetico globale, fino alla riapertura delle rotte marittime.
Altra ragione per la quale il presidente Trump vuole chiudere in fretta il “capitolo Iran” riguarda il costosissimo impegno militare delle forze americane nel Golfo Persico (circa un miliardo di dollari al giorno!).
Con le difese aeree statunitensi fortemente impegnate in Medio Oriente, l'amministrazione di Washington è ansiosa di chiudere il più rapidamente possibile l’intervento in Iran per poter liberare la flotta USA e renderla disponibile per eventuali ulteriori necessità. Ad esempio, Cuba.
Come ci ha abituato il presidente Trump, questi sostiene che la guerra in Iran sia "praticamente conclusa", ma gli attacchi militari continuano, sia da parte degli iraniani che lanciano missili e droni verso tutti i Paesi del Golfo, sia da parte israelo-americana che bombardano le infrastrutture militari in Iran.
Intanto il ministero degli Esteri di Teheran ha respinto le affermazioni di Trump su una rapida conclusione, promettendo di combattere per tutto il tempo necessario per difendere il proprio paese dall’aggressione israeliana e americana.
L'iniziativa del presidente Trump ha suscitato reazioni contrastanti e malumori, soprattutto da parte dell'alleato israeliano che punta a una caduta del regime teocratico di Teheran, non solo a un suo ridimensionamento. Ha provocato anche l’allerta in Ucraina, dove temono sempre che possa essere raggiunto un accordo tutto a discapito loro e a vantaggio dell’aggressore russo.
Anche negli Stati Uniti i critici sostengono che allentare le sanzioni contro la Russia per risolvere la crisi iraniana equivalga a premiare Mosca per le sue azioni in Ucraina, mentre i sostenitori la considerano una strategia pragmatica "America First" per prevenire un collasso economico globale.
Quello che si può dedurre, analizzando gli eventi frenetici degli ultimi giorni, è che non solo non esistono più le regole, ma si mette in discussione il buonsenso e la logica più elementare.
Da un lato si chiede supporto all’Ucraina per contrastare gli sciami di droni iraniani lanciati contro le basi americane nel Golfo e, dall’altro, si coinvolge come mediatore la Russia che sta sostenendo con le informazioni di intelligence l’Iran per attaccare le basi USA. Una lampante contraddizione!
Ecco perché trovare una logica in tutto questo è “mission impossible”. Una domanda resta senza risposta: quali potrebbero essere le ragioni per giustificare questo comportamento da parte del Presidente Trump?

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale


Fonte: Ciro Maddaloni