Tra USA e Ucraina la consapevolezza che la sorte è volubile

07-03-2026 13:00 -

GD - Roma, 7 mar. 26 - La consapevolezza che la sorte è volubile. Insomma, oggi a me, domani a te, ovvero la ruota gira sempre, questo è il concetto di “giustizia poetica", e serve per ricordare a coloro che restano indifferenti davanti alle disgrazie altrui, che la sventura è cieca e può colpire chiunque.
Questo è quello che avrà pensato il presidente Volodymyr Zelensky quando all'inizio di marzo gli Stati Uniti hanno formalmente richiesto “l'assistenza tecnica e l'esperienza sul campo di battaglia dell'Ucraina per aiutare a contrastare gli attacchi dei droni in Medio Oriente”.
Le forze armate statunitensi, di stanza nei vari Paesi del Golfo Persico, sono state bersagliate da una pioggia di droni Shahed iraniani a cui non erano preparati, e contro i quali hanno dovuto reagire utilizzando i costosissimi missili Patriot per proteggersi. Un milione di costo per ciascuno per abbattere un drone che costa forse 20 mila dollari.
Adesso che le forze armate americane si sono rese conto del problema generato dagli sciami di droni, cosa hanno deciso di fare? Hanno chiesto aiuto agli ucraini! Questa richiesta segna un significativo "ribaltamento dei ruoli" nelle relazioni geopolitiche tra le due nazioni. Gli Stati Uniti ora stanno cercando soluzioni tattiche utili a contrastare gli sciami di droni Shahed iraniani; quindi hanno dovuto chiedere aiuto all'Ucraina per affrontare una minaccia che non avevano mai dovuto sostenere prima, riconoscendo l'esperienza maturata dagli ucraini, in quattro anni di guerra contro la Russia.
I droni Shahed-136 attualmente utilizzati dagli iraniani nel Golfo Persico rappresentano una sfida “sconosciuta” per le difese aeree tradizionali di tutti i Paesi occidentali.
L'Ucraina ha dovuto fare di necessità virtù, dedicando anni di prove e sviluppo di una nuova forma di “difesa aerea multistrato” per contrastare questi sciami di droni che quotidianamente vengono lanciati a centinaia contro le città ucraine. Proprio per il numero di questi oggetti, non è assolutamente possibile utilizzare i metodi di difesa aerea tradizionali che sono costosissimi, ma soprattutto sono limitati nelle quantità disponibile a livello mondiale (non solo in Ucraina).
Gli ingegneri ucraini sono riusciti a elaborare strategie difensive mirate contro questi sciami di droni, combinando sensori acustici, squadre mobili di mitragliatrici e guerra elettronica per confondere i sistemi di guida di questi sistemi d’arma.
Si può immaginare cosa ha provato il presidente Volodymyr Zelensky quando ha ricevuto questa richiesta dalle forze armate degli Stati Uniti e ha confermato (5 marzo 2026) di aver ordinato la fornitura di specialisti e attrezzature ucraine, per rinforzare i sistemi di difesa aerei dei Paesi partner in tutto il Medio Oriente.
Il contributo ucraino prevede la formazione del personale militare americano e dei Paesi del Golfo sull’utilizzo di droni intercettori, in grado di individuare i droni Shahed in avvicinamento e abbatterli. Tutto questo a un costo molto inferiore rispetto a quello di un missile Patriot.
Prevede la fornitura di “reti di rilevamento”, cioè la creazione di reti integrate di sistemi acustici per individuare i droni lenti e che volano a bassa quota, che non vengono intercettati dai radar tradizionali.
Gli ingegneri e gli specialisti militari ucraini stanno formando le forze dei Paesi partner sulle "TTP" (tattiche, tecniche e procedure) che hanno affinato e ampiamente validato per il contrasto agli attacchi russi sulle città ucraine e sulle prime linee del fronte.
Zelensky ha quindi proposto ai Paesi partner e agli USA di poter “scambiare” questi intercettori di droni a basso costo, con i missili Patriot di fascia alta di cui l'Ucraina ha ancora bisogno, per la difesa contro i missili balistici russi.
Una task force del Pentagono ha visitato Kyïv alla fine del febbraio scorso per studiare il "campo di battaglia trasparente" dell'Ucraina e le sue capacità di rilevamento delle varie versioni di droni russi.
L'esercito statunitense sta già lavorando con il supporto degli ucraini per implementare rapidamente le innovazioni consolidate e validate dagli ucraini, per la protezione del loro Paese.
L’esigenza immediata è quella di proteggere il personale americano di stanza nell’area del Golfo Persico e le proprie infrastrutture dall'elevato volume di minacce autonome e a basso costo, che hanno dimostrato di poter prevalere nella guerra moderna.
La guerra del Golfo ha contribuito anche a riportare in evidenza nell’opinione pubblica americana la tragedia del popolo ucraino. Nella speranza che il biondo presidente americano possa rivedere il suo atteggiamento nei confronti della Russia.
Intanto, come informano The Washington Post e la BBC, la Russia ha cominciato a fornire agli iraniani le informazioni necessarie per colpire le basi e i velivoli americani nel Golfo Persico.
Quando la ruota gira, oltre a imparare la lezione, si riesce anche a capire quali sono i veri amici e quali non lo sono. Speriamo che il presidente Donald Trump possa fare tesoro di questa esperienza.

Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment internazionale

Fonte: Ciro Maddaloni