Costa d’Avorio e Angola, tasselli strategia energetica ENI in Africa Occidentale
01-03-2026 11:36 -
GD - Roma, 1 mar,.26 - Le recenti scoperte della compagnia energetica ENI in Africa Occidentale contribuiscono a potenziare e diversificare il portfolio energetico della compagnia italiana. Si tratta di una prospettiva importante non soltanto per garantire la sicurezza energetica e degli approvvigionamenti per le nazioni africane interessate, ma anche come volumi potenzialmente aggiuntive per i mercati europei ed internazionali. A febbraio 2026, l’ENI ha annunciato la scoperta di un giacimento di gas e condensati in Costa d’Avorio, attraverso la perforazione di Murene South-1X, primo pozzo esplorativo nel Blocco CI-501. Il giacimento, denominato Calao South, appare promettente in quanto considerato come il secondo maggiore del Paese africano dopo Baleine, con volumi stimati fino a 140 miliardi di metri cubi di gas e 450 milioni di barili di condensato (circa 1,4 miliardi di barili equivalenti di petrolio). Le attività di perforazione offshore sono state condotte dalla nave di perforazione "Saipem Santorini" fino a una profondità totale di circa 5.000 metri in 2.200 metri di profondità d’acqua. La compagnia energetica italiana è presente in Costa d’Avorio dal 2015, ed oltre a detenere il 90% delle azioni nel suddetto Blocco CI-501, ENI è stata artefice della scoperta del mega giacimento di Baleine (offshore, a 70 km dall’ex capitale ivoriana Abdijan), prima scoperta commerciale realizzata nel Paese negli ultimi 20 anni. Attualmente, il giacimento di Baleine produce oltre 62 mila barili di petrolio e più di 2 milioni di metri cubi di gas al giorno dalle Fasi 1 e 2. Con l'avvio della Fase 3, la produzione dovrebbe aumentare fino a 150 mila barili di petrolio e circa 6 milioni di metri cubi di gas al giorno, rafforzando il ruolo di Baleine come risorsa fondamentale per soddisfare il fabbisogno energetico interno della Costa d'Avorio, e potenzialmente hub gassifero regionale per approvvigionare le nazioni vicine. Sempre in Africa Occidentale, nelle scorse settimane ENI ha confermato l’importanza dei ritrovamenti dal pozzo esplorativo Algaita-01 nel blocco 15/06, nell’offshore dell’Angola, a circa 18 km dalla FPSO (unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico) di Olombendo: infatti, le stime preliminari indicano un volume di olio in posto pari a circa 500 milioni di barili. Anche in questo caso, le attività di perforazione in acque profonde portata avanti dalla Saipem 12000. Azule Energy – joint venture tra Eni e British Petroleum – detiene il 36,84% delle quote del blocco 15/06, rappresentando il più grande produttore indipendente di petrolio e gas dell'Angola, detenendo 2 miliardi di barili equivalenti di risorse nette. La presenza di infrastrutture di produzione già esistenti nelle vicinanze potrebbe facilitare la commercializzazione degli idrocarburi estratti nei mercati internazionali. Da un punto di vista geopolitico, la futura esportazione degli idrocarburi estratti in Africa occidentale da ENI non appare soggetta alla condizione di vulnerabilità rappresentata dal transito nei chokepoints marittimi, come nel caso di Bab el Mandeb per quanto concerne le esportazioni dai giacimenti del Mozambico gestiti da ENI in Africa Orientale. Le recenti scoperte in Africa Occidentale sono funzionali alla strategia perseguita da ENI nel continente africano, rafforzando il ruolo e gli interessi della compagnia italiana non solo nell’area nordafricana-mediterranea con i partner tradizionali Algeria, Egitto e Libia - dove recentemente ENI ha ottenuto una licenza di esplorazione offshore - ma anche con nuovi produttori regionali potenzialmente emergenti, capaci di incrementare l’offerta globale di idrocarburi.
Fabio Indeo Analista di ISIA Istituto Italiano per l'Asia