Azerbaigian-Santa Sede: “Requiem per Khojaly” rinnova dialogo su memoria e pace

23-02-2026 19:51 -

GD - Roma, 23 feb. 26 - L’Azerbaigian ha scelto un luogo emblematico, la Chiesa di San Giuseppe a Via Nomentana, per rendere omaggio alla tragedia di Khojaly. Il concerto “Requiem per Khojaly” è stato organizzato dall’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian presso la Santa Sede, dall’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia e dal Centro Culturale dell’Azerbaigian. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle numerose attività culturali che negli anni hanno rafforzato il legame tra Baku e il Vaticano, confermando il ruolo della cultura come ponte tra i popoli e strumento privilegiato di dialogo.
Protagonisti della serata il Coro Cappella Musicale Costantina e il Coro UniMarconi, diretti dal maestro Paolo de Mattheis, che hanno eseguito un intenso programma musicale in memoria delle vittime della tragedia avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992. Attraverso il linguaggio universale della musica, il concerto ha offerto ai presenti un momento di raccoglimento e riflessione, riaffermando il valore della memoria come fondamento di giustizia e riconciliazione.
Ad aprire l’evento sono stati gli interventi istituzionali, con l’Ambasciatore dell’Azerbaigian presso la Santa Sede, Ilgar Mukhtarov, che nel suo discorso ha richiamato il significato storico e morale della commemorazione.
Rivolgendosi alle autorità diplomatiche e ai presenti, l’Ambasciatore ha ricordato come quest’anno ricorra il trentaquattresimo anniversario del genocidio di Khojaly, definendola “una delle pagine più oscure e dolorose della fine del XX secolo”. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, la città fu attaccata e, in poche ore, 613 civili azerbaigiani persero la vita, mentre 1.275 persone furono prese in ostaggio.
Nel suo intervento, l’Ambasciatore ha sottolineato come il genocidio di Khojaly sia stato riconosciuto da numerosi Paesi, Parlamenti e organizzazioni internazionali, evidenziando inoltre l’adozione di risoluzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di altri organismi internazionali che hanno condannato l’occupazione dei territori internazionalmente riconosciuti dell’Azerbaigian. Tali riconoscimenti – ha affermato – rappresentano un elemento fondamentale non solo per la verità storica, ma anche per la giustizia e per la costruzione di una memoria collettiva consapevole.
“Ricordare Khojaly", ha dichiarato, "non significa soltanto onorare le vittime, ma riaffermare una responsabilità condivisa. Condannare i crimini contro l’umanità e prevenirne la ripetizione è un dovere morale che appartiene a tutti noi. Il silenzio e l’indifferenza non devono mai prevalere sulla giustizia e sulla dignità umana”.
Guardando al presente e al futuro, Ilgar Mukhtarov ha evidenziato l’impegno dell’Azerbaigian nell’aprire una nuova fase nelle relazioni con l’Armenia, finalizzata alla firma di un accordo di pace globale e duraturo a beneficio di tutti i popoli della regione. In tale contesto, ha ricordato il passo significativo compiuto lo scorso anno a Washington, dove, con la partecipazione del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato parafato il testo di un accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia e firmata una dichiarazione congiunta sulle relazioni interstatali, creando – come ha sottolineato – “un’opportunità storica per conseguire una pace sostenibile”.
“Ricordiamo il passato con dolore", ha concluso l’Ambasciatore, "ma guardiamo al futuro con speranza: un futuro fondato sulla pace, la riconciliazione, la stabilità e la cooperazione”.


Fonte: Ambasciata