Russia: perseverare nell'errore non aiuta a risolverlo
22-02-2026 11:22 -
GD - Roma, 22 feb. 26 - Dopo 4 anni possibile che non abbia capito? Cosa induce una persona a perseverare nell'errore? Nella vita esiste un mistero che non sempre si riesce a spiegare. Il mistero di quelle persone che commettono un errore e lo perpetuano e non riescono a fare tesoro di questa esperienza negativa. Anzi, molto spesso perseverano nel commettere il medesimo errore, invece di cambiare semplicemente strategia. L'Operazione Speciale voluta quattro anni fa da Vladimir Putin in Ucraina è la dimostrazione palese di questo difetto umano. Un'azione dissennata, che doveva durare poche settimane, invece va dolorosamente avanti da quattro anni, cioè da 208 settimane, con tutte le conseguenze che una guerra devastante genera. La guerra è il classico esempio di “gioco a somma negativa”, dal punto di vista umano, sociale ed economico. Anche chi "vince" sul campo di battaglia, spesso finisce per perdere generazioni di giovani, infrastrutture vitali e stabilità economica. Questo sta succedendo in Ucraina ma anche in Russia. Nel 2021 la Russia ha guadagnato 490 miliardi di dollari dal petrolio, dal gas e da altre esportazioni. Nel 2025 ne ha guadagnati 110 miliardi. I segnali di allarme c'erano da anni, ma sono aumentati drammaticamente a causa della guerra e delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali alla Russia. Putin ha impiegato un po' di tempo per prosciugare il fondo sovrano, ma alla fine ci è riuscito. Le vendite di petrolio erano la sua unica ancora di salvezza. E ora che non ci sono più, anche lui dovrà decidere cosa vuole fare, se perseverare con la politica attuale o cambiare strategia. A peggiorare le cose per i russi non è solo il mancato aumento dei dei profitti del petrolio, come prevedevano molte proiezioni sul prezzo del petrolio dopo la fine della pandemia da Covid19, ma soprattutto scoprire che l'Ucraina potesse essere in grado di danneggiare severamente le infrastrutture per la produzione petrolifera in territorio russo. Tutti gli analisti e osservatori economici concordano che alla Russia restano quattro mesi prima del peggior crollo economico, ben superiore a quello che fu la caduta dell'URSS. La presidente della Banca Centrale della Federazione Russa, Ėl'vira Nabiullina, e i funzionari economici russi stanno lanciando frenetici allarmi su una crisi finanziaria imminente. L'economia di guerra, tenuta a galla con piani approssimativi, l'industria militare bellica e la spesa iper-inflazionata dovuta a bonus di ingaggio dei coscritti e indennità di morte alle famiglie dei caduti è ormai al collasso: il 40% del bilancio russo è destinato alla guerra. Il 40% del bilancio russo proviene dalle esportazioni di petrolio. I ricavi del petrolio sono scesi al di sotto del 25% alla fine del 2025. Non occorre essere esperti di macroeconomia per capire cosa sta per succedere. Oltre alla diminuzione delle entrate per lo Stato, anche l'economia locale sta crollando. Laddove i bonus di ingaggio militari e i risarcimenti in caso di morte hanno gonfiato artificialmente l'economia nelle regioni sottosviluppate, tali pagamenti sono terminati. Le attività commerciali che erano spuntate in seguito alla maggiore liquidità disponibile: ristoranti, negozi ecc., adesso cominciano a chiudere per mancanza di clienti. Le principali istituzioni industriali e fabbriche sono in bancarotta e hanno dichiarato fallimento. Anche gli impianti di produzione militare stanno ridimensionando la loro attività. Non ci sono lavoratori per produrre e non vengono pagati per gli articoli consegnati all'esercito. Questa è la "spirale di morte" economica che abbiamo osservato e previsto per molti mesi, che è vero, ha ritardato a manifestarsi; ma non può “galleggiare” per sempre. A causa dell'enorme estensione del territorio russo, è difficile sminuire il colosso dell'economia russa. Ma una volta che la tendenza si è manifestata, è altrettanto difficile fermarla. È arrivata la resa dei conti. Anche sul fronte bellico le cose non stanno andando come Putin sperava. Di fatto, i russi non hanno più nemmeno un “esercito”. Non riescono neanche a ripianare le perdite subite al fronte con nuovi coscritti, e non ci sono nuovi mezzi per rimpiazzare quelli perduti al fronte. Putin ha alcune scelte da fare perché non può continuare a perseguire la sua guerra contro l'Ucraina come ha fatto finora. Deve chiedere la pace e fermare l'emorragia, oppure stare a guardare mentre il suo "impero" crolla intorno a lui. Ha però un'altra possibilità di scelta. Secondo voci ricorrenti in Russia, si stima che durante il suo ultra ventennale 'regno', Putin abbia 'accumulato' oltre 200 miliardi di dollari, a discapito dei suoi cittadini. Potrebbe sborsare quel paio di centinaia di miliardi per stabilizzare il suo governo e continuare la sua Operazione Speciale per un po' di tempo. Ma anche questo probabilmente non cambierebbe di molto le cose. Intanto Trump continua ad illudersi di poter imporre una pace ingiusta per fare affari con Putin… E anche lui così continua a perseverare nell'errore….
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale