Venice International University: seminario su “L’Artico a Venezia”

20-02-2026 16:59 -

GD - Venezia, 20 feb. 26 - La Venice International University VIU, nell’isola di San Servolo, è diventata per un giorno un avamposto sull’Artico, ospi La Conferenza internazionale “L’Artico a Venezia” ha riunito scienziati, giuristi, storici e rappresentanti istituzionali per affrontare una domanda ormai ineludibile: che cosa accade al mondo quando si scioglie il suo ghiaccio?
Ad aprire i lavori è stato il presidente della Venice International University, l’amb. Umberto Vattani, che ha richiamato il valore strategico della cooperazione scientifica come forma concreta di responsabilità internazionale. Ha ricordato il ruolo di apripista svolto da VIU con l’istituzione, a Erice, insieme al CNR e all’INAF, della Scuola internazionale di Science and Diplomacy: un’iniziativa nata dalla consapevolezza che, in un mondo attraversato da crisi climatiche, tecnologiche e geopolitiche, la distanza tra scienziati e diplomatici non è più sostenibile. Occorre - ha sottolineato - una maggiore e strutturata interazione tra chi produce conoscenza e chi negozia decisioni. Solo così è possibile facilitare forme di collaborazione internazionale capaci di ridurre le tensioni, prevenire incomprensioni e costruire intese durature. L’Artico, per sua natura, è uno dei terreni su cui questa alleanza tra scienza e diplomazia diventa non opzionale ma necessaria.
Attorno al tavolo, dieci istituzioni del consorzio VIU, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche alla Duke University, dall’Istituto Nazionale di Astrofisica a Ca’ Foscari, insieme alle Università di Bordeaux, Milano-Bicocca, Padova, Europea di San Pietroburgo, Ludwig Maximilian di Monaco e Tor Vergata, oltre alla Fondazione Giorgio Cini, all’Accademia Nazionale dei Lincei e al ministero degli Affari Esteri. Un dialogo reale tra saperi diversi. Sul piano scientifico è emersa una certezza: l’Artico è l’acceleratore climatico del pianeta. Qui il riscaldamento corre tre-quattro volte più veloce della media globale. Ogni minuto si riversa in mare una massa d’acqua pari a circa 420 piscine olimpioniche. Il prof. Carlo Barbante, di Ca’ Foscari e Accademia dei Lincei, lo ha detto con chiarezza: «ciò che accade nell’Artico non resta nell’Artico».
Insomma, lo scioglimento modifica il livello dei mari, rallenta il grande sistema delle correnti oceaniche, il “nastro trasportatore” che redistribuisce nutrienti, ossigeno e carbonio, e libera anidride carbonica rimasta intrappolata per secoli. È un processo cumulativo, che amplifica se stesso, come ha sottolineato da Mario Sprovieri, direttore dell'Istituto di Scienze Marine del CNR.
Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, ha parlato di responsabilità globale. L’Artico non è un teatro remoto: è un nodo decisivo della stabilità climatica. Anche l’Italia è presente con proprie basi scientifiche, tra cui la stazione “Dirigibile Italia”. Il prof. Massimo Inguscio, dell'Accademia dei Lincei, ha ricordato come proprio nelle regioni polari, nonostante tensioni geopolitiche crescenti, la cooperazione scientifica continui a funzionare come spazio di dialogo, un "Terzo Paradiso", come quello, ha ricordato Inguscio, progettato vent'anni fa da Michelangelo Pistoletto proprio per la Venice International University.
Ma la scienza, da sola, non basta. Fiammetta Borgia, dell'Università di Roma Tor Vergata, direttrice dell’Italian Centre for the Law of the Sea, ha sottolineato che la conoscenza deve tradursi in norme. Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte commerciali, rende accessibili risorse energetiche e minerarie, riaccende competizioni strategiche. Senza un quadro giuridico robusto, il rischio di conflitti aumenta.
In questo quadro, la prof. Ilaria Tani, dell'Università di Milano-Bicocca, ha mostrato come il diritto del mare, quali le norme contenute nella Convenzione di Montego Bay, offrano linee direttrici precise, da applicare con particolare attenzione alla delimitazione delle zone economiche esclusive, all’estensione delle piattaforme continentali, alla tutela delle risorse condivise e alla prevenzione di tensioni legate alle rivendicazioni di sovranità. Le questioni territoriali, dal controllo delle isole artiche alla gestione delle nuove rotte, sono il cuore degli equilibri futuri. Qui il diritto è una bussola.
Accanto alle scienze e al diritto, spazio anche alla cultura. Il prof. Shaul Bassi, di Ca’ Foscari, ha evocato l’immagine del ghiaccio nell’Inferno di Dante: immobilità e condanna. Oggi il ghiaccio artico è il simbolo opposto: è movimento rapido, è trasformazione accelerata.
Il parallelo con Venezia è emerso più volte. Il prof. Paolo Sommaggio, dell'Università di Padova, ha parlato di beni comuni o “quasi comuni” che richiedono una gestione condivisa. Egidio Ivetic, della Fondazione Cini e dell'Accademia dei Lincei, ha ricordato il viaggio e il naufragio del veneziano Pietro Querini nel XV secolo, segno di un legame antico tra la Serenissima e il Nord. L’importanza di uno sguardo storico è stata evidenziata anche in relazione alla diplomazia scientifica. Analizzarne l’evoluzione nell’Artico, ha spiegato David Burigana, dell'Università di Padova, può offrire spunti utili per altri ambiti, come quello aerospaziale. Che le regioni polari non siano soltanto “laboratori” per studiare se stesse lo hanno ribadito anche il presidente dell’INAF, prof. Roberto Ragazzoni, e il prof. Giovanni Zanalda, della Duke University: nelle basi artiche si conducono ricerche che spaziano dall’osservazione delle tempeste solari, favorita dall’assenza di interferenze, fino a studi collegati alle future missioni lunari.
La moderazione dei lavori è stata affidata al dean della VIU, prof. Carmelo Marabello, che ha scandito il confronto con equilibrio, favorendo un dialogo serrato tra discipline diverse.
La giornata si è chiusa con l’intervento di Agostino Pinna, inviato speciale per l’Artico del ministero degli Affari Esteri, che ha illustrato la nuova Strategia italiana per l’Artico.
Una conclusione si è imposta: l’Artico non è periferia. È centro. È frontiera climatica, banco di prova del diritto internazionale, spazio in cui scienza e diplomazia devono imparare a lavorare insieme. E da Venezia questo messaggio risuona con particolare forza.

Fonte: VIU