Sulla via di Ginevra ma per riaffermare l'Operazione Speciale di Putin
17-02-2026 10:41 -
GD - Roma, 17 feb. 26 - Le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti sono in viaggio verso Ginevra per una nuova tornata di negoziati di pace. Nella stanca litania di queste “trattative”, che vanno avanti ad intermittenza ormai dal marzo del 2022, la Russia mette in campo una 'nuova' squadra di negoziatori. Infatti, per discutere questioni politiche di più ampio respiro, a guidare la delegazione russa sarà il consigliere del Cremlino e già ministro della Cultura Vladimir Medinsky. Medinsky è noto per il suo precedente coinvolgimento nei colloqui di pace del 2022. Il suo atteggiamento nei confronti dell’Ucraina, già nelle tornate negoziali precedenti, veniva definito come “intransigente”, per le sue posizioni massimaliste. Medinsky è inoltre descritto dagli osservatori internazionali e dai funzionari ucraini come un sostenitore della linea dura. La "pace", secondo la sua visione è subordinata al soddisfacimento da parte dell'Ucraina delle richieste strategiche e territoriali della Russia. Medinsky ha sempre esercitato pressioni affinché l'Ucraina cedesse l'intera regione del Donbass e riconoscesse le altre conquiste territoriali russe, sostenendo che “la pace deve essere in linea con gli obiettivi originari dell'Operazione Militare Speciale". Secondo alcune fonti, avrebbe già avvertito che la Russia è pronta a continuare a combattere a tempo indeterminato, se le sue richieste non saranno soddisfatte. Si tratta chiaramente di una retorica intransigente che non predispone al raggiungimento di accordi di pace o di cessazione, anche temporanea, delle ostilità. Non è certamente di buon auspicio per i “negoziati di pace” che si stanno avviando a Ginevra. Medinsky è uno storico che usa spesso “la storia come ideologia”, cioè l'interpretazione degli eventi passati, per giustificare la posizione attuale della Russia verso l’Ucraina. Per questa ragione viene definito dai funzionari ucraini uno "pseudo-storico". Sulla base della sua interpretazione ideologica della storia ha messo in discussione la sovranità ucraina, contribuendo in modo determinante alla redazione del saggio del 2021 in cui sostiene che russi e ucraini sono "un unico popolo". Un concetto controverso e confutabile se poi si usa questa interpretazione storica per opporsi al cessate il fuoco incondizionato, e per distruggere l’Ucraina e eliminare i suoi cittadini. Medinsky è considerato un negoziatore stabile e prevedibile, per questo è stato nominato alla testa della delegazione russa che si recherà a Ginevra. Lui può garantire che qualsiasi "pace" raggiunta rispetti gli obiettivi che si era posto Putin con la sua “Operazione Speciale”, cioè il successo strategico della Russia. Il suo ritorno al tavolo dei negoziati all'inizio del 2026 è interpretato come un irrigidimento della posizione di Mosca. I critici sostengono che la sua presenza suggerisce che il Cremlino sia più interessato a "dare lezioni di storia" o a ritardare le decisioni, piuttosto che trovare una soluzione costruttiva. Un approccio più duro e più politico da parte di Mosca, rispetto alle precedenti discussioni guidate dai militari. Ma perché proprio ora? Perché coinvolgere un sostenitore della linea dura in questo momento? Potrebbero esserci diverse ragioni. Putin capisce che la sua posizione negoziale si è indebolita in questi mesi anche a causa della mancanza di successi tangibili sul teatro di guerra. Con la primavera che bussa alle porte, verrà meno la possibilità di esercitare la forza per costringere gli ucraini a sopravvivere al gelo. Putin teme la prospettiva di un accordo imminente, che avrebbe per lui conseguenze sconosciute non avendo raggiunto alcuno dei suoi obiettivi iniziali. Putin ritiene che le implicazioni politiche di lungo termine siano più importanti di un accordo di pace immediato. Per questo ha coinvolto Medinsky, per guadagnare tempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha dubbi in merito. Ha commentato che “il cambiamento nella squadra negoziale russa, con l'inserimento di Medinsky indica, che le intenzioni di Mosca non sono cambiate e che stanno solo cercando di ritardare decisioni importanti, perché la Russia non è ancora pronta per la pace”. Qualunque sia la ragione, sarà interessante vedere se l'approccio della Russia cambierà a Ginevra. Molto più probabilmente, si tratterà dell’ennesima “sessione negoziale di successo” che non porterà alcun risultato concreto. La natura invece si rinnova continuamente e come ogni anno, dopo il gelido inverno, arriverà la primavera, che consentirà agli ucraini di rialzare la testa, “vanificando” il vantaggio ottenuto dai russi durante il durissimo inverno. L'Ucraina è sempre più autonoma nella produzione di migliaia di droni d'attacco e ha spostato gran parte della sua capacità offensiva verso l'uso di droni a lungo raggio. L’uso intelligente dei droni autoprodotti e dei missili forniti dall'Occidente permettono agli ucraini di colpire in profondità la logistica in territorio russo. Raffinerie, depositi di munizioni e basi aeree, anche in aree molto distanti dal teatro di guerra, non sono più al sicuro. L’Ucraina sta dimostrando ogni giorno di più la sua capacità di neutralizzare la logistica russa, privando le linee del fronte di carburante e munizionamento. Farebbero bene i russi a riflettere, prima di decidere di continuare questo conflitto a “tempo indeterminato”, perché anche le conseguenze per la Russia potrebbero rivelarsi “indeterminate”.
Ciro Maddaloni Esperto di eGovernment internazionale