Dalla “canna” al gas: la Corte Europea blinda la politica dell’Unione
29-01-2026 18:53 -
GD – Lussemburgo, 29 gen. 26 - Mentre l'Europa si interroga sulla tenuta della propria politica energetica, una sentenza storica della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, depositata il 27 gennaio scorso, traccia una linea invalicabile: una volta stabilita una linea comune a Bruxelles, nessuno Stato membro può giocare “solista” sui palcoscenici internazionali. Il contenzioso riguarda, come spesso accade, l'Ungheria dove le elezioni politiche generali si terranno domenica 12 aprile. La vicenda (causa C-271/23) risale a una sfida lanciata da Budapest contro una decisione del Consiglio UE del 2020. In quell'occasione, l'Unione aveva deciso a maggioranza qualificata di adottare le raccomandazioni dell'OMS per riclassificare la cannabis, rendendo la posizione comune vincolante per tutti i 27 Stati membri. Nonostante il vincolo, l'Ungheria di Viktor Orbán scelse di votare in senso contrario durante una sessione della Commissione degli Stupefacenti delle Nazioni Unite, dichiarando apertamente che l'Europa stava interferendo nelle sue politiche nazionali. Ora, la Grande Sezione della Corte Europea ha sancito che quel voto autonomo è stato illegale. Budapest ha violato il principio di leale cooperazione: gli Stati hanno il dovere di astenersi da qualsiasi misura che rischi di compromettere gli obiettivi comuni. Secondo i giudici, insomma, permettere una “diplomazia à la carte” distruggerebbe la credibilità dell'Europa come attore globale. La sentenza non giunge in un momento neutro, non solo per l'imminenza del voto. Il governo di Orbán ha annunciato il lancio, questa settimana, di una "petizione nazionale" contro il sostegno dell'UE all'Ucraina e ha convocato l'ambasciatore di Kiev accusando gli ucraini di ingerenza nella campagna elettorale ungherese. Nelle stesse ore in cui veniva letta la pronuncia sulla cannabis, Ungheria e Slovacchia hanno annunciato un nuovo ricorso alla Corte UE. L'obiettivo è annullare il regolamento del Consiglio Europeo che impone il divieto totale di importazione di gas russo a partire dal 1° gennaio 2027, con pesanti sanzioni per le imprese inadempienti. L'intreccio tra le due vicende è evidente. La sentenza di appena adottata funge da “avvertimento” giuridico: la Corte ha ribadito che la coerenza dell'azione esterna dell'Unione è una competenza esclusiva. Se l'Europa decide sanzioni o blocchi strategici (come quello sul gas), la “certezza del diritto” del mercato unico impedisce ai singoli Stati di negoziare di boicottare le decisioni assunte a Bruxelles. Il messaggio dei giudici di Lussemburgo è chiaro: partecipare al processo decisionale europeo comporta la responsabilità di rispettarne gli esiti, anche quando si è votato contro. In un mondo dominato da grandi blocchi, l'UE può esercitare il proprio potere contrattuale solo se agisce come un blocco unitario. Per Budapest e Bratislava, la strada per scardinare il divieto sul gas russo si fa oggi più ripida. La giurisprudenza della Corte sta blindando la “cassetta degli attrezzi” diplomatica di Bruxelles, ricordando che la lealtà verso i Trattati è un obbligo giuridico, che di sicuro vale anche sul piano esterno e non ammette eccezioni nel nome della sovranità nazionale.
Prof. Carlo Curti Gialdino Vicepresidente dell'IDI Istituto Diplomatico Internazionale