Macron propone un G7 a Parigi con la Russia, l’Eliseo conferma

20-01-2026 17:44 -

GD – Parigi, 20 gen. 26 – L’Eliseo ha confermato che Emmanuel Macron ha proposto un vertice G7 a Parigi “giovedì”, con l’ipotesi politicamente delicata di coinvolgere anche la Russia a margine dei lavori. È un segnale che, se si traducesse in formato e agenda concreti, romperebbe un tabù diplomatico: da quasi quattro anni, dall’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, Mosca è fuori dai principali tavoli politici occidentali e ogni contatto ad alto livello è stato gestito su binari separati, spesso in modo frammentario.
L’origine della proposta è insolita e racconta il clima che attraversa l’asse transatlantico: Trump ha pubblicato su Truth Social screenshot di messaggi privati attribuiti a Macron. In quelle schermate il presidente francese, rivolgendosi al leader americano, manifesta confusione rispetto alle mosse statunitensi sulla Groenlandia e propone di organizzare un incontro “G7” a Parigi, suggerendo la presenza o almeno consultazioni parallele con ucraini e danesi, e citando anche “i russi” tra gli attori da coinvolgere in colloqui a margine. Fonti francesi hanno confermato l’autenticità dei messaggi.
Il dossier Groenlandia e la partita delle tariffe fanno da sfondo a questa accelerazione. In queste ore Parigi ha definito “inaccettabili” le minacce di dazi statunitensi sui vini francesi, mentre a Strasburgo il presidente del PPE Manfred Weber ha evocato la possibilità che l’Eurocamera sospenda un’intesa sui dazi con Washington. Il quadro è quello di un confronto che, almeno nella narrativa europea, rischia di trasformarsi in stress test politico per l’unità occidentale: da un lato le tensioni commerciali, dall’altro l’idea ventilata da Trump di forzare una soluzione su dossier strategici con strumenti di pressione.
Dentro questo contesto si inserisce l’“opzione Russia”. Per Parigi, l’obiettivo apparente è duplice: evitare che eventuali canali negoziali su Ucraina vengano monopolizzati da contatti bilaterali poco trasparenti, e al tempo stesso riportare ogni possibile apertura in un perimetro multilaterale, dove l’Europa possa pesare.
Ma l’operazione è ad alto rischio: un invito russo, anche solo “ai margini”, può essere letto come premessa di normalizzazione; e questo può creare frizioni tra i membri del G7 e con Kiev, soprattutto se non accompagnato da condizioni politiche chiare e verificabili.
La differenza, infatti, non sarà nella foto ma nell’architettura dell’incontro. Un conto è un vertice G7 classico con consultazioni separate (shuttle diplomacy) con russi, ucraini e danesi; un altro è un formato G7 allargato che assomigli a un tavolo negoziale. Nel primo caso Macron potrebbe rivendicare una mossa tattica per “gestire crisi multiple” (Ucraina, Groenlandia, tariffe) senza concedere legittimazione politica. Nel secondo, la Francia si esporrebbe a un contraccolpo interno al blocco occidentale, perché si tratterebbe di una cornice nuova e, inevitabilmente, controversa.
A valle, contano i segnali misurabili: eventuali aperture su cessate il fuoco, scambi di prigionieri, corridoi umanitari o impegni su sicurezza energetica. Se Parigi punta davvero a “riaprire un canale” senza rompere l’unità europea, dovrà dimostrare che parlare con Mosca non significa cedere, ma strutturare un negoziato con paletti e verifiche. Ed è su quei paletti che, nelle prossime 48 ore, si misurerà la credibilità dell’azzardo diplomatico francese.

Giampaolo Eleuteri
Analista di geopolitica, esperto area MENA, Est Europa

Fonte: Giampaolo Eleuteri