Oman ed Italia: un nuovo asse di cooperazione nel Golfo Persico
15-01-2026 15:49 -
GD - Roma, 15 gen. 26 - La visita ufficiale del Primo Ministro italiano Giorgia Meloni nel Sultanato dell’Oman - prima tappa di un tour diplomatico internazionale che prevede in programma Giappone e Corea del Sud – assume una rilevanza notevole, declinata sia nel contesto internazionale di instabilità e sia nelle enormi prospettive di sviluppo legate alla cooperazione energetica e allo sviluppo infrastrutturale, come rilancio ad esempio del progetto di trasporto IMEC. Obiettivo della visita è stato quello di rafforzare la cooperazione bilaterale tra le due nazioni, ribadendo il loro impegno a sviluppare ulteriormente il partenariato strategico. In particolare, Roma e Muscat concordano nella volontà di rafforzare la cooperazione nei settori del commercio, degli investimenti e dell'industria, con l’intesa di elaborare una Piano di Azione (2026-2030) quale quadro di riferimento, approfondendo anche la cooperazione esistente in altri settori come quello della ricerca scientifica, cultura, università. Di fronte alla crescente instabilità regionale, con pericolose implicazioni sul piano globale, il Sultano Haitham bin Tariq Al Said e la premier italiana Meloni hanno ribadito "il loro impegno a sostenere gli sforzi volti a raggiungere la sicurezza e la stabilità e a risolvere i conflitti con mezzi pacifici, in conformità con i principi del diritto internazionale". In quest’ottica, il Sultanato dell’Oman storicamente e tradizionalmente svolge una rilevante funzione di mediazione e supporto alla pace e al dialogo regionale, sulla base di una politica estera improntata sulla neutralità costruttiva e non allineamento, che consente all’Oman di dialogare ed avere relazioni con gli attori internazionali attualmente coinvolti (in misura differente) nello scenario di conflittualità, ovvero Iran, Stati Uniti, monarchie del Golfo, Unione Europea. Una prevedibile convergenza di interessi tra Roma e Muscat riguarderà l’implementazione della Vision 2040, il programma di diversificazione economica attraverso il quale l’Oman intende ridurre la propria dipendenza dal settore dell’Oil&Gas (analogamente alle altre petromonarchie del Golfo, impegnate a perseguire il medesimo obiettivo strategico) sviluppando altri settori come l’energia verde, logistica, turismo, industria, manifattura. L’Italia, già partner di rilievo per tecnologie e macchinari nel settore Oil & Gas, intende rafforzare la cooperazione sull’idrogeno verde, dove l’Oman punta a produrre 1 milione di tonnellate annue entro il 2030. Partendo dall’enorme potenziale rappresentato dal solare fotovoltaico - che potrebbe consentire l’agevole raggiungimento degli obiettivi prefissati per la produzione di energia da fonti rinnovabili, ovvero 30% del mix energetico entro il 2030 e 39% entro il 2040, in linea con il documento programmatico Oman Vision 2040 – il Sultanato ha elaborato nel 2022 la strategia per l’idrogeno verde, che mira a trasformare l’Oman in un esportatore globale di questa energia rinnovabile. Secondo la IEA, il potenziale esistente permetterà all’Oman di posizionarsi tra i primi sei esportatori di idrogeno verde al mondo e primo in Medio Oriente, coprendo il 61% del totale delle esportazioni, seguito da EAU al 20% e Arabia Saudita al 16%. Appare significativo osservare che dei dieci progetti di impianti per la produzione di idrogeno verde in fase di realizzazione nell’intero Medio Oriente entro il 2030, cinque di essi vedranno la luce in Oman: la visita della premier italiana potrà creare le condizioni per facilitare gli investimenti e la cooperazione delle compagnie nazionali in questo settore, sulla scia delle partnership che attualmente coinvolgono compagnie olandesi e tedesche. Il Sultanato esporta idrogeno nella forma liquida (ammoniaca) e potrà rafforzare questa sua ambizione grazie ad un fattore strategico legato alla sua posizione geografico, ovvero la capacità di esportare sui mercati grazie a dei porti collocati sul Mare Arabico, condizione che consente di evitare il transito attraverso lo stretto di Hormuz, evitando quindi eventuali minacce di interruzione dei traffici commerciali relative ad una potenziale chiusura del chekepoint marittimo. Questa dimensione strategica legata alla posizione geografica potrà rappresentare un ulteriore piattaforma di cooperazione tra Italia ed Oman per rivitalizzare le sorti del corridoio di trasporto commerciale India-Medio Oriente-Europa (IMEC), il cui transito sfruttando i porti emiratini e sauditi della penisola arabica appare particolarmente vulnerabile nell’attuale contesto di instabilità geopolitica. I porti omaniti di Duqm, Sohar, Salalah sul mare arabico rappresentano cosi dei funzionali tasselli in una strategia di diversificazione geografica del corridoio, che potrebbe permettere un rilancio concreto e realistico dell’iniziativa.
Fabio Indeo e Domenico Palmieri ISIA Istituto Italiano per l'Asia