GD - Roma, 1 gen. 25 - Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha reso noto alcune valutazioni nella notte, in anticipo rispetto alla conclusione dell'indagine attesa per l'11 marzo, in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani. L'analisi post-preliminare infatti ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria lo scorso 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati. La rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi. E' anche un segno dell'efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare a assicurare in vista delle decisioni definitive. Il ministro dell’Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, ha commentato: “La buona notizia che arriva dagli Stati Uniti dimostra come il lavoro serio, senza inutili allarmismi, porti i suoi frutti. Abbiamo seguito sin da subito la vicenda, ad ottobre a Chicago insieme all’amb. Marco Peronaci avevamo dato un segnale importante: le istituzioni italiane non avrebbero abbandonato i produttori di pasta italiani. Oggi sappiamo di aver scelto la strada giusta e le tariffe sono fortemente ridimensionate. Ancora una volta abbiamo dimostrato che il lavoro di squadra paga e l’Italia è forte e rispettata nel mondo”. Sul tema dei dazi americani applicati negli USA alle importazioni di pasta di alcune aziende italiane, la Farnesina ricorda che Il 4 settembre 2025 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti aveva pubblicato i risultati preliminari sui dazi da applicare ai prodotti stranieri. Tra questi prodotti risultavano 13 marchi di pasta italiana accusati di presunte pratiche commerciali di esportazione verso gli Stati Uniti a costi inferiori rispetto a quelli di mercato (“dumping”). L’esito preliminare prevedeva l’imposizione di un’aliquota pari al 91.74%. In particolare, le autorità statunitensi avevano imputato a due aziende designate come ‘rispondenti obbligatori’ (‘mandatory respondents’), La Molisana e Garofalo, una cooperazione con l’indagine svolta carente o comunque insufficiente, e di conseguenza avevano applicato alle due aziende in questione (e anche alle rimanenti 11, tra cui Barilla) il livello tariffario massimo previsto dalla procedura. Le aziende coinvolte, in particolare Garofalo e La Molisana, hanno immediatamente contestato quanto addebitato loro, asserendo di aver offerto sempre collaborazione piena e senza riserva. Il Governo italiano ha fatto proprie queste argomentazioni, in una memoria difensiva ‘ad adiuvandum’ depositata per il tramite dell’Ambasciata a Washington, a cui si è affiancata una analoga nota a sostegno depositata anche dalla Commissione Europea. Successivamente le stesse aziende coinvolte nell’indagine hanno fornito al Department of Commerce documentazione supplementare, sulla base della quale le autorità USA hanno svolto ulteriori approfondimenti sulle risultanze che avevano condotto alle decisioni preliminari di inizio settembre. Nel frattempo, la sospensione provvisoria (per 45 giorni) dell’Amministrazione USA a causa del cd. ‘shutdown’ ha determinato uno slittamento dei termini per la conclusione dell’indagine, inizialmente prevista per i primi giorni del 2026. Alla luce dell’attività svolta nei mesi precedenti, ieri il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato alcune valutazioni – in anticipo rispetto alla conclusione dell’indagine attesa per l’11 marzo – che riconsiderano in misura significativa l’entità dei dazi provvisori antidumping resi noti il 4 settembre, diminuendo i dazi a carico delle aziende italiane. Dal 91,74%, le aliquote (da sommare al 15% di dazi ‘orizzontali’ concordato a fine luglio 2025 dai leader di USA e UE per la generalità dei prodotti provenienti dall’Unione Europea) passano ora al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri 11 produttori non campionati. Le aziende interessate hanno adesso facoltà, se lo ritengono, di presentare ulteriori osservazioni nei riguardi dei provvedimenti annunciati. Si rammenta infine che l’efficacia delle misure in questione resta sospesa fino a quando l’indagine non sarà stata conclusa (l’11 marzo).